Patrick Ness (da un’idea di Siobhan Dowd), Sette minuti dopo la mezzanotte

Conor è un ragazzo di tredici anni, che vive con sua madre gravemente malata e separata da suo padre che vive in America con la sua nuova famiglia. A scuola è tormentato dai bulli, ma lo aiuta la sua “amica”Lily. Ogni tanto viene la nonna ad assistere sua madre: fra  i due non corre buon sangue.

Tutte le notti, a mezzanotte e sette minuti, ha dei brutti incubi, nei quali talvolta gli appare un mostro, un tasso del suo giardino, che gli narra tre storie prima che Conor gliene racconti una a sua volta, la quarta: la sua verità, quella di cui ha paura…

“Sette minuti dopo la mezzanotte” è un libro emotivamente molto pesante da leggere: all’inizio non mi sarei aspettato un finale così scioccante. Il mostro di cui si parla non rispetta il significato del suo stereotipo, ma è colui che appare al momento opportuno per fargli capire quale verità gli si sta insinuando nella mente, confondendolo. Conor si sente oppresso dai suoi pensieri contrastanti, che non gli lasciano alcuna via di uscita: e se anche ce ne sarà una, lo farà sentire in colpa per aver sperato che si avverasse. Capisce poi che l’unica cosa da fare è dire la verità, perché allo stesso tempo si libera di tutti i pensieri che ha dentro e li rende concreti: ammette la sua paura.

“A volte le persone hanno bisogno di mentire prima di tutto a se stesse”.

Enzo Caleca

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