Aidan Chambers, Danza sulla mia tomba

Titolo originale: “Dance on My Grave: a life and a death in four parts, one hundred and seventeen bits, six running reports and two press clippings, with a few jokes, a puzzle or three, some footnotes and a fiasco now and then to help the story along.”

Danza sulla mia tomba è il resoconto dettagliato di cosa, e chi, ha spinto il protagonista Henry Robinson, detto Hal, a danzare sulla tomba dell’amico Barry Gorman.

Romanzo che percorre sette settimane intense, raccontate in prima persona da un ragazzo che, ossessionato dalla morte, ancora non ha capito chi è, cosa vuole e che ruolo ha nel mondo.

Tutto ha inizio un pomeriggio di estate, quando Hal viene salvato dall’affascinante Barry durante un naufragio. “Una testa di fluenti capelli nero corvino su un viso ampio e bello tagliato da un ghigno canzonatorio in cima a un corpo solido, di altezza media, con quel tipo di struttura e portamento che gli consentono di indossare una camicia di jeans e pantaloni logorati dalle intemperie come fossero la tenuta da mare più in voga dell’anno. Fa il suo ingresso Barry Gorman, diciotto anni e un mese. A seguire ulteriori dettagli. Il lui che diventerà esso. Il corpo. Nel suo natante giallo stava sorridendo, ed esibiva perché potessi vederli bene un paio di jeans gocciolanti. I miei. Come me, caduti fuori dalla barca durante la manovra. Quella scena è come un fermo immagine nella mia testa. E’ stato l’inizio; e l’inizio della sua fine.”

L’inizio della fine. Sì, perché da quel momento tutto cambia. Ma i due ragazzi non lo sanno. O meglio, a loro, in quell’istante, non interessa. Vogliono solo conoscersi, divertirsi, amarsi e stare insieme, senza curarsi delle conseguenze. Ma, come tutto, anche questa storia ha una fine. Una fine che il lettore riesce in parte a digerire, essendo già stato avvertito all’inizio del romanzo, ma che, allo stesso tempo, lo coinvolge proprio come le onde del mare coinvolsero quel pomeriggio la barca di Hal e proprio come la Morte, tanto osannata dal protagonista, si è presa Barry senza preavviso.

Se devo pensare ad un solo aggettivo per descrivere tale romanzo, sceglierei “Unico”. Non che sia un aggettivo particolarmente ricercato, ma secondo me rende l’idea. Unica è la trama, unico è l’argomento, unica è l’idea, unici sono i personaggi. Ma l’aspetto più unico di tutti è l’attualità. Pubblicato nel 1982, “Danza sulla mia tomba” sembra essere stato scritto nei giorni nostri sia da un punto di vista tematico che lessicale. Finito di leggerlo, oltre a un pesante velo di tristezza da fine libro, mi ha travolto una forte sensazione come di eccitazione e di enorme desiderio di voler leggere tutti i romanzi scritti da quel genio, ma anche matto, Aidan Chambers.  Matto? Sì. Perché come dice Hal a fine libro:

“Sei matto, lo sai?” ha detto. “E chi vuole essere sano?” ho risposto.

Vittoria Ridolfi

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