Allan Stratton, La casa dei cani fantasma

Nuova casa, nuovi amici, nuova città, nuova vita; ormai c’ero abituato, anche se mi ero quasi convinto che saremmo rimasti nella vecchia casa per un po’, ma poi mamma aveva detto che papà era vicino, che stava per arrivare, se lo sentiva e siamo scappati di nuovo, scappiamo sempre. Mamma dice che papà é pericoloso, che potrebbe farci del male, ma a me non sembrava così quando ero piccolo: giocava sempre con me, si arrabbiava facilmente sì, ma tutti i papà lo fanno no? Forse mamma esagera, forse si preoccupa troppo.

Ci siamo trasferiti in una vecchia fattoria, questo posto non mi piace, ha un che di inquietante: il padrone di casa é molto strano e a scuola ho sentito di qualche leggenda riguardante la fattoria e dei cani che avrebbero sbranato i vecchi proprietari ma forse sono solo chiacchiere di paese, non dovrei dargli troppo conto.

Penso sempre a papà, a quando era con noi, ai litigi con la mamma, alla foto che mi ha dato con il numero di telefono, il numero di telefono…

Ho iniziato a vedere un bambino, Jacky, che abitava qua prima di noi, mi racconta di quando viveva in questa casa, sembra un  bambino rimasto intrappolato in degli anni passati: un fantasma. Ho pensato che potesse essere solo nella mia testa, in fondo mi pare che tutti mi credano pazzo: e se lo fossi davvero?

“La casa dei cani fantasma” ti trascina fino alla fine con un’atmosfera terribilmente inquietante, una madre rintanata nella preoccupazione e un figlio suscettibile attaccato a vecchi ricordi felici; fino all’ultima pagina il libro riesce a mantenere nel lettore la curiosità e il timore con una storia passata e una presente che si intrecciano perfettamente.

Emma Mazzanti

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