L’incipit della settimana: Fabio Geda – Marco Magnone, Berlin. L’alba di Alexanderplatz

«Un teschio!» disse Caspar. «Possibile che nessuno sappia disegnare un teschio?» Gotz osservò lo sgorbio che aveva appena tracciato sul muro dell’hangar, uno di quelli abbandonati dell’aeroporto di Tegel. Si erano stravaccati lì, all’ombra, in cerca di sollievo. Indossavano pantaloncini larghi e canottiere, erano scalzi. Era una giornata caldissima e umida, e sudavano pur restando fermi. Gotz allargò le braccia, come a dire che meglio di così, lui, non sapeva fare. «Dammi qua» disse Bartholomäus. «Ci penso io.» Prese il pennello. Lo immerse nella vernice. Schizzando ovunque e macchiandosi le braccia e la canottiera, tracciò un circonferenza cui aggiunse, in basso, cinque trattini e dentro, in alto, due ovali. «E quello cosa sarebbe?» «Come cosa sarebbe? È un teschio. La testa» disse toccando il cerchio. «I denti» e indicò i cinque trattini. «E gli occhi» disse indicando gli ovali. Gotz si grattò la guancia. «A me sembra una collana.» «Come una collana? Il caldo ti ha sciolto il cervello? Come fai a vedere una collana?»

 

 

Credits Photo: Ale_Ale e Andreas (Flickr)

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