Deborah Ellis, Il coraggio della libellula

Casey e Jess, sedici anni, rispettivamente soprannominate Mantide Religiosa e Libellula, sono cresciute insieme in una piccola città in Canada, che come la maggior parte delle piccole città non si fida di chi è diverso.
Casey è un ragazza allegra con una sfrenata passione per gl’insetti.
Jess è più fragile e insicura ed ha sempre trovato la sua forza nella migliore amica.
Nel campo estivo dove vanno ogni estate, una bambina viene trovata morta, e Casey sarà accusata di omicidio.
E così che Jess si ritrova improvvisamente sola e fragile, e in certi punti del romanzo potreste anche trovarla egoista.

“Così alla fine l’hai uccisa?”
Le chiedo ridendo.
Casey fa un ghigno.
“E ho nascosto il suo corpo in un albero cavo.”

Ha un finale che lascia tutto un po’ in sospeso, così si può immaginare un finale con la Jess egoista e insicura o uno con una Jess che cerca di rimettere a posto le cose.

Mi piace il modo in cui è scritto, con alcune interruzioni, si suppone dalla stessa Casey, che chiede al lettore se si stia annoiando o se abbia già sentito questa storia su tutti i giornali.

E un romanzo che fa riflettere sul vero significato di amicizia. Siamo tenuti a proteggere un’amica, anche a costo di rimetterci noi?

Carlotta Baldi Papini

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