Diana Mohamadi, La fiammiferaia di Kabul

Diana Mohamadi viveva a Kabul, con tredici fratelli e la madre. Per conoscere e capire meglio come si viveva a Kabul in quel tempo, basta ricordare come si lavorava, come si mangiava e come si amava. Queste tre attività fondamentali erano del tutto assenti. A Kabul , Diana contribuiva al mantenimento della famiglia vendendo foulard e fiammiferi per le vie della città. Il suo sogno era del tutto diverso, voleva diventare un medico, uno di quelli che vengono ricordati nella storia come “i salvatori di molte vite”.

Essere donne in Afghanistan, a quel tempo, era un privilegio: non dovevi far altro che accettare ciò che sei, o tutt’al più dolerti per ciò che non potrai essere. La nostra società, in confronto alla loro, è privilegiata; o almeno, i ragazzi non si trovano il pomeriggio a vagabondare per le strade in cerca di fortuna. Il motivo che mi ha spinto a leggere questo libro è semplicemente la mia volontà, desiderosa di conoscere le situazioni deprimenti e difficili degli altri Paesi. L’autrice, la stessa Diana, ha accettato di scrivere la sua storia per mettere alla prova il suo coraggio, per sfidare il destino. Un libro che ti fa riflettere, vergognare e comprendere gli aspetti fondamentali su cui si basa la vita. Se mi è piaciuto? Sì, mi è piaciuto, davvero tanto.

 

Chiara Principe

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