Ernest Hemingway, Festa Mobile

Hemingway in “Festa Mobile” ci racconta dei suoi anni di formazione da scrittore che trascorse nella pittoresca Parigi, una grande e indimenticabile festa mobile.Se in un primo momento si fa riferimento alla ” mobilità ” delle grandi festività religiose, quali la Pasqua, in un secondo lo scrittore propone un significato più personale e profondo: una festa mobile è la memoria, qualcosa che porti con te per sempre, come lui fece con quegli anni, animati anche dalle note del jazz.A qual tempo nei bar parigini che lui frequentava bevevano il caffè, o spesso qualcosa di più forte, il suo amico Francis Scott Fitzgerald, la poco cortese Gertrude Stein, Ezra Pound e James Joyce, ed è proprio di loro che Hemingway ci racconta, con tanto di conversazioni.Non a caso ci racconta, con probabile nostalgia, di quegli anni: Parigi per Lui era sempre stata la città migliore in cui scrivere, anche se abitava in periferia e doveva stare attento ai debiti che aveva. Visse “molto povero e  molto felice” , facendo della fame anche una preziosa disciplina: quando era molto affamato andava nei musei, perché in quei momenti carpiva il vero senso dei quadri esposti. Grazie a “Festa Mobile” scopriamo un Hemingway che punta alle corse dei cavalli, che prende libri in prestito alla Shakespeare and Company e rimanda sempre il pagamento, che litiga con Fitzerald durante un viaggio fatto insieme, che infatti non era andato troppo bene.Un libro prezioso e purtroppo incompiuto, che ci racconta molto della quotidianità di un grande scrittore e che ci fa immaginare una Parigi a tarda notte illuminata solo dai bar, popolati da grandi menti, forse non del tutto inconsapevoli della loro grandiosità.

Carolina Muccini

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