Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli

Caro lettore o lettrice,

All’interno della copertina di questo libro, che l’altro giorno ho preso in biblioteca, in stampatello scrivi:

“Io penso che questo titolo Nel mare ci sono i coccodrilli sia una metafora:

I coccodrilli sono tutti quei pericoli che Enaiatollah incontra nel suo tragitto,

il mare credo lo associ alla vita e visto che entrambi sono imprevedibili,

là dove non ci sembra ci siano pericoli, bisogno sempre stare attenti,

poiché nel mare non ci sono i coccodrilli però, credo voglia comunicarci

di non avere paura delle cose che non esistono.”

 

In Afghanistan se sei un hazara non puoi nemmeno camminare per strada, perché se un talebano o un pashtun ti incrocia e ti vede trova sempre qualcosa che non va: la barba troppo corta, il turbante messo male, la luce accesa dopo le dieci di sera. In Afghanistan rischi in continuazione di morire per un nonnulla, per una parola di troppo o per qualche regola senza senso.

Enaiatollah Akbari oggi vive in Italia. L’ultima volta che ha visto Nava, la sua città natale, aveva poco più di 10 anni, di preciso non lo sa, lì l’anagrafe non esiste. Ad ascoltare le sue parole per nulla al mondo sembrerebbe valere la pena di affrontare un simile viaggio, ma dopo anni interminabili Enaiat ha finalmente trovato un posto dove cominciare a vivere.

Caro lettore o lettrice, quando cammino per strada ora, vorrei fermarmi a chiedere a queste persone quali sono i coccodrilli che nel mare hanno dovuto affrontare.

Federica Laneri

 

 

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