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Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby

Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby

Siamo nell’età del jazz: vestiti, grandi feste e cocktail e Fitzgerald ci trasporta a Long Island nel 1922, quando Nick Carraway si trasferisce lì.  Tutti i sabato sera la sua attenzione è inevitabilmente catturata dalla musica, le luci e le persone che brulicano intorno alla casa del vicino: Jay Gatsby, personaggio misterioso e a lui ambiguo.
Jay lascia la famiglia non benestante a 17 anni, in cerca di ricchezza e di una nuova identità. Trova la fortuna quando incontra Mr Dan Cody, proprietario di uno yacht: viene mandato a Louisville per un addestramento e qui incontrerà Daisy, giovane ragazza affascinate e benestante, di cui si innamorerà. I due giovani vengono separati dalla suo partenza per il fronte durante la prima guerra mondiale e si lasciano con la promessa di eterna fedeltà. Tornato dal fronte Gatsby viene a sapere del matrimonio tra la sua amata Daisy e Tom Buchnan: si promette di riconquistarla ad ogni costo. Passa un breve tempo a Oxford e poi torna in America, dove si arricchisce con attività illegali, e compra casa esattamente di fronte a quella di Daisy e Tom, presso West Egg. Sarà un legame sanguigno ad avvicinare Gatsby e Nick, che sarà la chiave risolutrice.
Fitzgerald smonta e distrugge pagina dopo pagina, come mattoni di un muro molto alto, l’ideale del vero affetto e focalizza la nostra attenzione sul tema della solitudine. I mattoni di questo muro dividono la realtà dalla finzione, che è una maschera che la società si è creata per nascondere i problemi, arrivando così ad una società superficiale e fredda.
In questa opera vediamo in difficoltà la parte ancora pura e vera della società: Gatsby organizza feste sfarzose e in queste occasioni è circondato da così tanta gente che la maggior parte nemmeno ci ha mai parlato; in realtà lui è solo e oltre Nick non ha nessun vero amico. Sono rimasta molto colpita da questo libro, soprattutto quando ho capito il vero messaggio che lo scrittore voleva darci: la maschera che ha la società e che nasce per necessità, perché non si comprende più l’affetto, la felicità che ormai sono occupate solo dal desiderio del denaro e di una vita che non è alla nostra portata.

Carolina Muccini

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