Giovanni Verga, Storia di una capinera

La “benedetta” epidemia di colera che colpisce Catania nel 1854, permette a Maria, giovane novizia rinchiusa in convento da quando bambina rimane orfana di mamma, di godere di un periodo spensierato a monte Ilice con suo padre e la sua nuova famiglia. Qui, a 19 anni, riesce a vedere per la prima volta il mondo e scopre sentimenti mai provati, tra i quali l’ amore per Nino che invaderà il suo animo puro fino nel profondo: gioia e turbamento, fino a diventare ossessione e follia.
La monacazione forzata, tema principale del libro, è per noi una pratica fuori dal tempo, ma può essere traslata nella società attuale come simbolo di libertà negata in tutte le sue sfaccettature. E’ impossibile rimanere indifferenti all’esplodere del colore della libertà in una vita in bianco e nero costruita sui muri invalicabili della clausura. L’ intensità delle ultime drammatiche pagine, il senso di soffocamento e di claustrofobia che esse provocano devono essere senza dubbio da monito. Il significato allegorico del libro può essere racchiuso nella citazione di Jean Jacques Rosseau “La libertà non consiste tanto nel fare la propria volontà, quanto nel non essere sottomessi a quella altrui”.

Enzo Caleca

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