I lettori ci scrivono: Marco Tiano, La bambinaia

Le storie dove i protagonisti affrontano l’ignoto, qualcosa che non conoscono e non sanno come combattere, sono spaventose ma intriganti al tempo stesso. Questo è ciò che succede nella ghost story “La bambinaia”.

Questo libro l’ho divorato, letteralmente.

La vicenda narra di una giovane famiglia che, da Roma, si trasferisce a Siracusa per un’opportunità di lavoro. La casa nella quale andranno ad abitare si trova in campagna, ed è una grande e inquietante villa ottocentesca. Il prezzo è basso, quindi accettano l’offerta. Ciò che però non sanno, è che pagheranno cara questa scelta. Dietro un affare facile, c’è sempre un inganno, e anche in questo caso è così. Villa Teresa, infatti, è una dimora infestata, su cui è stata lanciata una maledizione che tutti conoscono in paese, ma di cui nessuno vuole parlare. Perché nelle piccole province è così, tutti sanno, ma nessuno parla.

Ho trovato la storia di questo libro particolarmente intrigante, lo stile narrativo leggero e scorrevole. La protagonista passa l’inferno. Muori dalla curiosità (almeno così è successo a me) di sapere come andrà a finire, qual è il motivo di tanta rabbia, e come farà Giorgia a salvare se stessa e la sua famiglia. Ci sono molte scene d’azione che mettono l’ansia, rendendo la storia ancora più avvincente. Ho apprezzato in modo particolare la storia di fondo che ha radici nel passato, e che si rivela lentamente man mano che la protagonista indaga sul passato della villa. Il finale, diverso dai soliti e con un epilogo inaspettato, è un colpo di scena da urlo. Io lo consiglio a chi legge thriller d’azione, di suspense, horror e storie di fantasmi. Chi, come me, è fan della saga “The conjuring”, ne rimarrà piacevolmente colpito. Le atmosfere sono da brividi, sembra quasi di vedere un film al cinema. C’è talmente tanta suspense che le ore di lettura volano. Da leggere!

Monica Natale

Marco Tiano, La bambinaia, Fazi, 2013, pp.108.

 

1 comment

  1. Classe 2°B Scuola Secondaraia - Massa Marittima

    Il libro di cui vi voglio parlare si chiama L’Isola del Tempo Perso; è stato scritto da Silvana Gandolfi ed è stato pubblicato dalla Salani nel 1997.
    Arianna e Giulia sono migliori amiche. Un giorno, fanno una gita di classe in una miniera dove si perdono. Entrambe cadono in una specie di crepaccio che le catapulta fuori dal cratere di un vulcano: sono finite sull’isola del tempo perso, dove arrivano tutte le cose, le persone e gli animali che si sono smarriti.
    Inoltre, dovete sapere che quando sulla terra le persone usano il proprio tempo facendo cose costruttive e utili, questo si trasforma in perle colorate che fuoriescono dal cratere del vulcano e che, se schiacciate, ti danno una sensazione di gioia, paura, coraggio, amore, ecc. Se invece il tempo è usato male, si trasforma in fumi tossici che, se inalati, trasformano le persone in cannibali.
    Sulla terra, la gente spreca troppo tempo, così l’isola sta per essere completamente sommersa dai fumi maligni.
    Il compito delle ragazze è quello di salvare l’isola e i suoi abitanti, e quando torneranno sulla terra dovranno insegnare alle persone a non sprecare il proprio tempo.
    Questo libro mi è piaciuto molto perché mi ha completamente trasportata in un universo parallelo, portandomi con le due amiche sulle magnifiche spiagge nere dell’isola.
    E’ un tipico romanzo per bambini e ragazzi; è scritto con un linguaggio molto semplice, comprensibile anche ai bambini più piccoli. Consiglio questo libro in particolare alle ragazze, perché si possono immedesimare meglio nelle protagoniste. Inoltre, questo libro non è molto impegnativo, non è uno di quei “mattoni” con la trama complicatissima: io l’ho letto in soli tre giorni perché, come ho già detto, mi ha coinvolta molto.
    Ho imparato che il tempo è oro e non va sprecato, come oggi fanno molti ragazzi ( ma anche molti adulti!).
    ( Maria Stella )
    SILVANA GANDOLFI, L’isola del tempo perso, Salani, 1997

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