JOSÉ SARAMAGO, CECITÀ

Come reagiresti se diventassi cieco improvvisamente? Cosa faresti se dopo di te le persone che ti circondano perdessero la vista una dopo l’altra inspiegabilmente? Che succederebbe se la nostra città diventasse da un momento all’altro una realtà spettrale, piena di persone in preda al panico, colpite senza ragione da un’epidemia sconosciuta? Impossibile, no?

Nella geniale mente di José Saramago questa storia prende vita. In una cittadina mai nominata improvvisamente parte della popolazione, tramite contagio, comincia a perdere la vista, non solo senza una ragione prettamente scientifica, ma anche in modo anomalo: essi non vedono il buio, come i comuni non vedenti, ma si sentono come avvolti da una forte luce lattiginosa, bianca, densa.

Come viene persa la vista, allo stesso tempo nella storia prendono vita nei personaggi, mai citati con il nome proprio, sentimenti del tutto brutali e disumani, come la discriminazione, l’indifferenza e la sete di potere. Ed è proprio di questo che tratta il romanzo: la società, invece di agire con ordine e collaborazione in seguito a tale emergenza, appare invece disgregata e individualista, ogni cittadino viene completamente comandato dalla regola del più forte, da un dilaniante egoismo e da una primordiale sete di potere. Ogni forma di collettività viene del tutto distrutta e l’indifferenza regna sovrana.

Saramago descrive una società portata all’assurdo, con l’intento di scioccare il lettore, provocandolo e stimolandolo. Perché sì, nonostante l’esagerazione dell’autore, questo romanzo parla di attualità, di politica, del mondo di oggi, dell’indifferenza e dell’egoismo dell’essere umano che pur di sopravvivere rinuncia anche al più puro dei propri valori. Ma se è vero che per distruggere l’uomo serve un’enorme quantità di odio, allo stesso modo basta un barlume di speranza per salvarlo.

«Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che, pur vedendo, non vedono.»

Vittoria Ridolfi

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