Kevin Brooks, Bunker Diary

Bunker Diary

Kevin Brooks, Bunker Diary, Piemme, 2015, pp 289;

Un ragazzo, una bambina e quattro adulti, molto diversi fra loro per posizione sociale, età e stili di vita, sono stati rapiti  da un misterioso personaggio che non ha né voce né volto. Si trovano rinchiusi in un bunker sotterraneo, dove si svolge tutto il romanzo. Linus, che scrive in prima persona, è il primo a essere sequestrato e a trovarsi in questo ambiente isolato e angosciante; assiste impotente all’ingresso dei suoi compagni di sventura; privati della libertà, della luce e dell’aria, si trovano completamente in balia del loro sequestratore. In queste condizioni estreme nel gruppo si sviluppano dinamiche diverse, a seconda delle personalità. Linus è il primo a capire che è importante non perdere la propria umanità cercando di mantenere rapporti reali e paritari ricreando una sorta di solidarietà di gruppo. Di fondamentale importanza, l’ambiente claustrofobico che caratterizza  questa storia: non ci sono finestre, tutte le pareti sono bianche, le ore di luce e di buio sono arbitrariamente stabilite dal rapitore, il cibo viene recapitato attraverso un ascensore, ma per giorni interi i sei restano completamente alla fame. Anche la temperatura è regolata artificialmente,  momenti di freddo intenso si alternano ad altri di caldo soffocate. In ogni ambiente con l’impianto di areazione sono collegate telecamere che li spiano in ogni momento, anche in bagno; dalle bocchette dell’aria, talvolta esce del gas nocivo, ma non letale.

La storia trascina il lettore nell’angoscia che tiene il fiato sospeso fino all’ultima riga, in realtà anche dopo. Linus saluta i suoi ipotetici lettori rivolgendosi loro in modo diretto aumentando così il senso di coinvolgimento e l’attenzione. Difficile commentare il finale senza anticiparlo, che lascia irrisolti molti interrogativi dando ad ogni lettore la possibilità di fantasticare sul possibile destino del protagonista. Romanzo amaro, disperato, avrei voglia di fargli causa al caro Brooks, le ultime pagine sono come una pugnalata nello stomaco, parola dopo parola. Questo libro l’ho amato, si legge velocemente, ma ciò non significa che sia una storia leggera da sottovalutare. Non è il solito romanzo per ragazzi, dalla morale sentita e risentita, sono contenta di averlo letto. Concludo dicendo che lo consiglio alle persone poco impressionabili e dotati di una grande pazienza e controllo di se stessi, doti che saranno utili alla fine della lettura.

Olga Viggiano

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