La famiglia ai tempi della crisi: Zita Dazzi, Luce dei miei occhi

Si è spenta la luce nella famiglia di Arturo. L’ha spenta quella crisi economica che affligge un numero sempre maggiore di persone normali, costrette dalla situazione ad attendere un Natale in tono minore in una gelida Milano. L’ha spenta poi una freddezza crescente tra i due genitori, che ormai non trascorrono insieme nemmeno i weekend di vacanza: l’abitudine e i problemi quotidiani erodono, ogni singolo giorno, un granello dell’antica tenerezza.

 

Metaforicamente, però, la luce inizia a riaccendersi quando il buio vela gli occhi di Giovanni, il fratellino, la cui cecità temporanea, che i medici non riescono a giustificare con una precisa patologia, non esclude una sorta di “rifiuto” istintivo di guardare tutto ciò che lo circonda.

 

A riaccenderla contribuiranno alcuni valori impersonati dai personaggi del romanzo, come la solarità e la gioia di vivere di Sofia o la solidarietà profonda della famiglia del piccolo Saidou, e la tenerezza silenziosa e protettiva dello stesso protagonista.

 

“Luce dei miei occhi”, scritto dalla giornalista milanese Zita Dazzi, ha il merito di avvicinare gli adolescenti ad un tema importante, come quello della crisi economica, e delle sue ripercussioni concrete, reali, quotidiane nel microcosmo della singola famiglia, e quello di sfiorarne altri, come il primo amore adolescenziale, o la realtà delle corsie di ospedale, con una delicata leggerezza  che non perde di vista una rappresentazione credibile della realtà.

 

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