Lev Tolstoj, Sonata a Kreutzer

“Sicché dalle persone più anziane di cui rispettavo le opinioni non avevo mai sentito che fosse male”. Per un giovane uomo è una necessità ascoltare chi è più saggio di lui e, allo stesso modo anche l’opinione di un amico. Così come per colei che sarà la sua futura compagna, la madre rappresenterà sempre un punto di riferimento. Però è proprio da questo affidarsi che deriva la “depravazione”, dalla follia nel seguire le regole di una società che non insegna a distinguere il sentimento dalla passione. E Pozdnysev non poteva che essere infelice con sua moglie: sposati molto giovani e confusi dall’attrazione fisica che provavano, fin dai primi giorni avevano scoperto quanto fosse vuota la loro convivenza un attimo prima e un attimo dopo l’essersi ‘amati’. In breve tempo, la noia si era tramutata in litigi. Infine, i litigi erano diventati una folle voglia di sopraffare l’altro. E come ci insegna l’autore, anche la volontà di dominio deriva dall’educazione; l’uno è stato da sempre guidato sulla via della prevalenza fisica, l’altra procede sulla strada della persuasione e dell’inganno. A questo punto si presenta una doppia possibilità per i coniugi: rifugiarsi nel distacco oppure cercare di possedere l’altro con forza, contro la sua volontà. E prendendo lui la seconda direzione, vediamo come il personaggio di Pozdnysev muti se stesso con il passare del tempo; inizialmente viene pervaso dal sospetto di un tradimento, talmente lieve da riuscire a trascurarlo. Poi però questo non può fare altro se non aumentare, tanto da rendergli il sonno impossibile soprattutto quando si trova lontano da casa, e lo porterà alle conseguenze estreme della gelosia. La genialità di Tolstoj risulta evidente in questo momento del racconto: la scelta di lasciare il dubbio sulla fondatezza del sentimento è infatti la prova evidente del disamore che risiede in esso. Per quanto diffidare sia caratteristica dell’essere umano, farlo nei confronti della persona amata significa mancare della base fondamentale del rapporto, dell’amore, quindi non è necessario sapere se ci sia verità dietro al dubbio, perché con una mancanza del genere la gelosia riesce a persistere comunque. E la colpa? Viene da tutte le generazioni precedenti, vinta a pari merito da madri e padri. Così, analizzando la situazione delle “famiglie infelici”, Tolstoj riesce nel 1889 a scrivere di un tema attuale e maestro in ogni epoca: la sfiducia non potrà mai portare a nient’altro che una profonda tristezza.

Giulia Lanzafame

 

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