L’incipit della settimana: Ali Benjamin, Tutta colpa delle meduse

 Una medusa, se la guardi abbastanza a lungo, comincia a sembrarti un cuore che batte. Non importa a quale specie appartenga: l’Atolla rosso sangue con le sue luci lampeggianti a fare da richiamo, la varietà con l’ombrello a decorazioni floreali o la medusa lunare quasi trasparente, l’Aurelia aurita. È il fatto che pulsano, il modo in cui si contraggono rapidamente per poi rilasciarsi. Come un cuore fantasma: un cuore attraverso cui riesci a vedere dritto in un altro mondo dove ciò che hai perduto – qualunque cosa sia – è andato a nascondersi.
Le meduse non ce l’hanno nemmeno un cuore, certo; non hanno cervello, ossa, sangue. Ma osservatele per qualche istante.E le vedrete pulsare.
La signora Turton Dice che, se una persona vive fino a ottant’anni, il suo cuore batte tre miliardi di volte. Ci stavo pensando, cercando di immaginarmi un numero così grande.Fate il conto alla rovescia di tre miliardi di ore, gli esseri umani  moderni non esistono: solo uomini dalle caverne dagli occhi infossati, tutti peluria e grugniti. Tre miliardi di anni, e la vita stessa a malapena esiste. Eppure eccolo qui, il tuo cuore, che fa il suo lavoro incessante, un battito dopo l’altro, tutta la strada fino a 3 miliardi di battiti.
Solo se vivi così a lungo, però.
Batte quando dormi, quando guardi la tv, quando sei in piedi sulla spiaggia e affondi le dita nella sabbia. Forse mentre te ne stai lì, a guardare le scintille di luce bianca sull’oceano scuro chiedendoti se vale la pena bagnarti di nuovo i capelli. Forse ti accorgi che le spalline del tuo costume sono appena un po’ troppo tese sulle spalle bruciate dal sole, o che il sole ti abbaglia gli occhi.
Li strizzi un pochino. Sei viva come chiunque altro in questo esatto momento.
Nel frattempo le onde continuano a infrangersi sopra le tue dita dei piedi, una dopo l’altra (come il battito di un cuore, quasi, che tu te ne renda conto o meno). E l’elastico preme, e forse quello che noti, più che il sole o le spalline del costume, è quanto sia fredda l’acqua, o il modo in cui le onde creano piccole conche nella sabbia bagnata sotto i piedi. Tua madre è da qualche parte accanto a te; sta scattando una foto, e tu sai che dovresti voltarti e sorriderle.
Invece non lo fai. Non ti volti, non sorridi, continui solo a guardare il mare, e nessuna di voi due ha idea di cosa conti in questo momento o di cosa stia per succedere (e come potreste?).
E per tutto questo tempo il tuo cuore continua semplicemente a battere. Fa quello di cui hai bisogno, un battito dopo l’altro, finché non riceve il messaggio che è tempo di fermarsi, che potrebbe essere fra pochi minuti e tu nemmeno lo sai.
Perché certi cuori battono solo circa 412 milioni di volte.
Che potrebbe sembrare un numero enorme.
Ma la verità è  che questo ti fa arrivare malapena ai dodici anni.
Ali Benjamin, Tutta colpa delle meduse, traduzione di Alessandra Orcese, Il Castoro, 2017, pp.317, €13,50.

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