L’incipit della settimana: Alwyn Hamilton, Rebel

Dicevano che Deadshot dopo il tramonto appartenesse solo a chi aveva cattive intenzioni. Io, di cattive, non ne avevo. Ma nemmeno di buone, se è per questo. Mi lasciai scivolare giù dalla sella di Blu e la legai a un palo dietro una bettola chiamata Polveriera. Un ragazzino seduto contro la staccionata mi scrutava con aria sospettosa. O forse era solo per via di quegli occhi neri che si ritrovava. Riemergendo dal cortile, mi calzai bene in testa il cappello a tesa larga. L’avevo rubato a mio zio, così come il cavallo. Preso in prestito, diciamo. Insomma, tutto quello che avevo apparteneva a lui, secondo la legge, perfino i vestiti che indossavo. Le porte della bettola si spalancarono rovesciando fuori una luce accecante, un gran baccano e un ubriacone col braccio stretto attorno a una bella ragazza. D’istinto portai la mano allo sheema che mi avvolgeva: mi si vedevano solo gli occhi tanto ero imbacuccata, e persino ore dopo il tramonto continuavo a sudare come una peccatrice in preghiera. Forse sembravo più un nomade sperduto che un tiratore esperto. A me bastava non sembrare una ragazza. Quella notte me ne sarei andata da lì con le mie gambe. Meglio ancora se con qualche moneta in tasca.

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