L’incipit della settimana: Annamaria Piccione, Onora il padre

Un filo d’olio e li lascio a riposo. Poi li mangio quando finisce il telegiornale…”
La signorina Anna spense il fornello e la piccola cucina piombò nel buio. Fuori non lo era ancora, curiosi zampilli screziavano le tende del balconcino verso la strada. Col telecomando in mano l’anziana donna zoppicò fino a una poltrona tra il tavolo e la porta d’ingresso ancora aperta, sedette pesantemente, tirò fuori dalla tasca un fazzoletto e lo passò sulla fronte, la faccia e il collo, perché il profumo di lavanda penetrasse nella pelle e stordisse le narici. Dal piano di sotto arrivava un misto di soffritto d’aglio, pomodoro e acciughe. Pungente, fastidioso.
“Poi Maria si lamenta che deve fare la dieta, intanto ogni sera si cala due piatti di pasta,” sbottò Anna incurvando le labbra e scuotendo la testa. “Certo, tutto il giorno a pulire le scale, povera figlia… È tornata prima stasera, speriamo che non le venga in mente di salire. Ripete sempre le stesse cose.”
Per qualche secondo rimase seduta con gli occhi fissi sul televisore spento, rigirandosi il telecomando tra le mani come se volesse scaldarle.
Era il momento della giornata che preferiva, l’ora delle ombre. Pochi minuti in cui il sole si spegneva, ma la notte sembrava ancora lontana: un intervallo per redigere il bilancio quotidiano, per far tornare i conti delle parole dette e ascoltate. Il loro valore non era mai lo stesso. Alcune parole ridevano, altre gemevano, ce n’erano di acuminate, di sguaiate, armoniose, morbide. Qualcuna era sincera, ma la maggior parte velava un secondo fine, un tornaconto espresso solo dopo molti giri, buttato quasi per caso, come una cosa senza importanza. C’erano poi le parole di troppo, sprecate, a matula come suggeriva il dialetto, che non avevano bisogno di essere ascoltate, neppure da chi le pronunciava. Infine c’erano le parole non dette, sorelle del silenzio, le più pesanti di tutte, da interpretare, chissà se nel modo giusto.

 

Annamaria Piccione, Onora il padre, Feltrinelli Up, 2018, pp. 176,  €13.

Photo credit: Salvatore Ciambra, Valentina Mignano, Francesca Lissoni

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