L’incipit della settimana: Carlo Greppi, Non restare indietro

Mai capito.

Sinceramente Francesco non ha mai capito perché va sempre a finire così, con lei che grida che lui è un “buonannulla” o uno “scansafatiche” – ma che parole sono? – e lui che urla e sbatte la porta e si calma solo quando è in strada. E poi, oggi è un giorno di una certa importanza, ma lei cosa ne sa, lei che a scuola non ci va da una vita. Ecco, questo quadrimestre non poteva cominciare peggio di così: Francesco è in ritardo. Tanto è un problema suo – mica di sua madre – se entra in ritardo, e l’autobus non arriva mai quando sei in ritardo. Se ti metti a camminare ar­riva appena hai svoltato l’angolo, e se stai alla fermata non arriva. È la legge di Murphy, la conoscono tutti.

Fa freddo, alla fermata.

Francesco si tira il cappuccio sulla testa che ha rasato ieri sera perché si sentiva un po’ nudo, a pensare a oggi. Se lo tira su per via di quella sensazione che sale e scende tra la pancia e il petto. La stessa che ha provato a placare tagliandosi i capelli con la macchinetta, perché si sente più sicuro di sé, subito dopo. Ci prova, a tenere questa sensazione con la testa giù, a spingerla sotto il cemento. Perché è come se la vedesse, proprio, come se riuscisse ad afferrarla, tanto è reale. Ma lei resta lì: un’agitazione che non ha nome. D’altra parte anche se a scuola ci è andato per dieci anni e mezzo, questo lunedì di gennaio per Francesco è un altro primo giorno. Tutto da rifare, alla Scuola Nuova: amici e reputazione, innanzitutto.

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