L’incipit della settimana: Daniela Palumbo, A un passo da un mondo perfetto

Strano. Helga sarebbe di nuovo venuta alle due.
Helga era l’insegnante di Iris. Sostituiva la scuola tradizionale. Era arrivata in casa Hammer quattro anni prima. Non era mai mancata un giorno. Non si era mai neppure ammalata. Cinque mattine a settimana, alle nove, puntualissima, suonava il campanello. E adesso, improvvisamente, per il secondo giovedì di seguito, Helga sarebbe venuta alle due. Solo il giovedì. Molto strano. La mamma di Iris, Witta, era stata la prima insegnante della bambina. Aveva studiato per diventare maestra, ma non aveva mai voluto insegnare, diceva che non era portata. In effetti Witta cambiava umore spesso. Certe giornate era incostante, impaziente. Altre era dolce, serena, accogliente. Per un anno aveva insegnato lei, a Iris, le prime nozioni elementari. La bambina aveva sofferto un po’ del doppio ruolo della madre. Come istitutrice Witta era più severa che come mamma. Comunque, i giorni più inquieti per lei arrivavano soprattutto con il mal di testa. Terribile e interminabile. Witta era intrattabile fino a quando non decideva di isolarsi da tutti e stendersi sul letto, immobile.

Finalmente, una mattina, era spuntata Helga. L’aveva selezionata, e poi scelta, Witta, per il suo rigore e la sua fermezza. Quando i genitori gliel’avevano descritta, Iris si era subito immaginata una donna col viso arcigno. Il giorno che la vide capì subito che era tutt’altro. Helga aveva lunghi capelli neri, mossi. Gli occhi marroni, grandi e tondi, esprimevano tanta dolcezza. Parlava a voce bassa, scandendo bene le parole, come se le stesse scegliendo con cura, ogni volta. Iris si innamorò subito della voce della sua insegnante.

Daniela Palumbo, A un passo da un mondo perfetto, Piemme, 2019, pp.336, €16.

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