L’incipit della settimana: David Levithan, Il nostro giorno

Ogni volta che suona il campanello della porta penso che potrebbe essere A. Ogni volta che qualcuno mi guarda un istante troppo a lungo, ogni volta che arriva un messaggio nella mia casella di posta, ogni volta che sul telefono compare un numero sconosciuto. Ogni volta mi illudo per un secondo o due.
È difficile ricordare qualcuno di cui non conosci l’aspetto. E visto che A cambia di giorno in giorno è impossibile scegliere un ricordo che vada oltre la memoria di quel singolo giorno. Indipendentemente da come lo immagino, A ora non avrà quell’aspetto. Lo ricordo come un ragazzo e come una ragazza, alto ma anche basso, con pelle e capelli di colori diversi. Una figura indistinta che prende la forma di come mi ha fatto sentire, e quella potrebbe essere la forma più accurata di tutte.
A se n’è andato da un mese. Ormai dovrei essermi abituata. Ma come può esserci una separazione quando è così presente nei miei pensieri? Avere una persona costantemente nella propria testa non è forse il modo in cui possiamo esserle più vicini?

David Levithan, Il nostro giorno, traduzione di Chiara Codecà, 2019, Rizzoli, pp. 464, €18.

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