L’incipit della settimana: Emanuele Fant, La regola di Kurt

Mi chiamo Ruggero. Ho sedici anni. Mi vesto solo di nero. Penso che se l’esistenza è buia, il mimetismo è un’abitudine che può salvare. Vallo a spiegare alle suore coi veli bianchi. Ho un guardaroba tutto uguale, così non perdo nemmeno un minuto, la mattina, ad abbinare i colori. Ho gli an bi e una piccola cartella di cuoio scuro, che contiene due penne e il diario. Faccio lo scientifico all’istituto Maria Regina.

2.

Primo giorno di scuola. Saluto nonna che mi ospita e scendo le scale. Per alcune complesse ragioni, al momento mi trovo sprovvisto di genitori. L’appartamento della vecchia è un luogo dove stare il meno possibile: la padrona è ossessionata dalle impronte e dall’eccessiva compressione dei cuscini. Se, a causa di una mia seduta prolungata sul divano, scendono sotto al volume stabilito, prende a pestarli con il battipanni sul balcone, no a farli sanguinare. Così cerco di consumare all’aperto tutto il monte ore dei miei sedici anni. Per fortuna ho Greta, lei fa il classico nell’altro corridoio. Ha i dread arancioni. Riesco a vederla solo un pomeriggio a settimana. La colpa è delle lingue morte che, quando devono rovinare la giovinezza a qualcuno, sanno perfettamente come uscire dalla tomba.

Emanuele Fant, La regola di Kurt, San Paolo, 2017, pp.120, €13.50

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