L’incipit della settimana: Fabio Geda – Marco Magnone, Berlin 5 – Il richiamo dell’Havel

«Capo…» disse Büchner Due prendendolo per un braccio. «Sei diventato sordo?»

Jakob si voltò. Era pomeriggio inoltrato e camminavano da ore; era stanco e affamato, e passo dopo passo sentiva la speranza evaporare lasciando sulla pelle una patina appiccicosa. Quella mattina, la mattina del 30 dicembre, durante la fuga da Atlantis aveva visto Bernd cadere nel fiume raggiunto da un colpo di fucile e, mentre le acque gelide dell’Havel ne inghiottivano il corpo, aveva pensato che il mondo sarebbe finito lì – ecco cosa. Che non sarebbe mai più stato felice. E che il freddo di quel lungo inverno sarebbe durato per sempre.

Atlantis: l’isola abitata dai primi adulti che avessero visto da tre anni a quella parte; adulti cui intimamente ciascuno di loro aveva sperato di potersi affidare, sognando un ritorno alla vita così come l’avevano conosciuta prima, agli affetti familiari, e alla rassicurante autorità dei padri e delle madri, che avrebbero restituito ai figli l’infanzia e l’adolescenza che il virus aveva sottratto loro. Jakob, Bernd, Timo, Christa, Britta, Verme e Büchner Due, partiti giorni prima da Gropiusstadt, erano giunti fino a lì per ritrovare Nina. Ma gli adulti – a parte un giovane medico, Andreas Beck – terrorizzati dall’eventualità del contagio, si erano dimostrati, nei loro confronti, sospettosi e violenti. Era stato uno di loro, Nico, a sparare.

«Che c’è?» chiese Jakob emergendo da quei pensieri.

«Dicevo: non pensi che ci siamo spinti troppo avanti? Dubito sia stato trascinato fin qui dalla corrente. E anche in quel caso…»

«Cosa?»

«Be’…»

«Non lo abbiamo visto e ci fosse stato lo avremmo visto, non credi? Smetterò di cercarlo solo quando lo avrò trovato. E senti, fammi un favore…»

«…»

«Non chiamarmi più capo

 

Fabio Geda – Marco Magnone, Berlin 5 – Il richiamo dell’Havel, Mondadori, 2017, pp. 195, €15.

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