L’incipit della settimana: Jason Rekulak, I favolosi anni di Billy Martin

Mia madre era convinta che sarei morto giovane. Nella primavera del 1987, qualche settimana dopo che avevo compiuto quattordici anni, iniziò a fare il turno di notte al supermercato Food World, perché la pagavano un dollaro di più l’ora. Dormivo da solo nella casa deserta, mentre lei batteva prezzi alla cassa e si tormentava pensando a tutte le disgrazie che potevano succedermi: e se mi strozzavo con una crocchetta di pollo? E se scivolavo nella doccia? E se mi dimenticavo di spegnere il gas e la casa esplodeva in un inferno di fuoco? Ogni sera alle dieci in punto mi telefonava per assicurarsi che avessi finito i compiti e chiuso a chiave la porta davanti. Certe volte mi faceva controllare gli allarmi antincendio, hai visto mai.

Ero il liceale più fortunato del mondo. Tutte le sere Alf e Clark, i miei amici, venivano a casa, impazienti di celebrare la mia nuova libertà. Stavamo ore davanti alla tivù, ci frullavamo ettolitri di milkshake e ci ingozzavamo fino alla nausea di merendine e sofficini gusto pizza. Facevamo maratone di Monopoli e Risiko che si trascinavano per giorni e finivano sempre con lo sconfitto incavolato nero che rovesciava il tabellone. Discutevamo di film e di musica, ci accaloravamo su chi avrebbe avuto la meglio in una rissa: Rocky Balboa o Freddy Krueger? Bruce Springsteen o Billy Joel? Magnum P.i., T.J. Hooker o MacGyver? Ogni sera era come un pigiama party, e pensavo che quella vita paradisiaca sarebbe continuata in eterno.

Jason Rekulak, I favolosi anni di Billy Martin, traduzione di Lia Celi, Rizzoli, 2018, pp. 368, €17

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