L’incipit della settimana: Katerine Paterson, La mia rivoluzione

“Eeehi!” A eccezione di quella volta in cui avevo pestato accidentalmente la coda al gatto, nei tredici anni della mia vita non avevo mai sentito un urlo simile. E adesso era la mamma a urlare come un ossesso.

Mio padre, un uomo solitamente tranquillo e silenzioso, non era da meno. Scuoteva il capo e camminava avanti e indietro come un leone in gabbia.

“No! No! No! Lora! Lora! Lora! Una cosa del genere non si è mai sentita. Ma cosa ti sei messa in testa?

A quel punto credevo che avrebbe fatto in mille pezzi il foglio per l’autorizzazione. Invece lo accartocciò e lo gettò nella spazzatura. “Adesso basta con queste sciocchezze.” Mi mollò uno scappellotto e fece cenno a mia madre, che smise di gridare. “La nonna sta riposando.”

Troppo tardi. Abuela era già in piedi sulla soglia della camera, con i capelli arruffati di chi si è appena alzato dal letto e la faccia stropicciata da un migliaio di nuove rughe.

“Cosa c’è, Paulo?” chiese. “Cos’è che non si è mai sentito?”

“Tua, tua…” cominciò a dire mio padre.

“La mia bambina…” lo interruppe la mamma sul punto di scoppiare a piangere di nuovo.

“Tua nipote” ripeté mio padre lanciando un’occhiataccia a mia madre, “tua nipote crede che le permetteremo di buttare via la sua vita.”

Katerine Paterson, La mia rivoluzione, traduzione di Alessandra Valtieri, Mondadori, 2018, pp. 152, €16.

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