L’incipit della settimana: Katherine Rundell, Capriole sotto il temporale

Wilhelmina sapeva che in alcune case c’erano vetri a tutte le finestre e lucchetti alle porte. La fattoria dove abitava, però, non era fatta così. Se anche esisteva una chiave per la porta d’ingresso, Wilhelmina non l’aveva mai vista: dovevano essersela mangiata le capre che entravano e uscivano dalla cucina. La casa era in fondo a una lunghissima strada di campagna, nell’angolo più caldo dello Zimbabwe. La finestra della sua camera da letto era un’apertura quadrata nel muro. Durante il periodo delle piogge, Wilhelmina cuciva tra loro i sacchetti di plastica formando una protezione da fissare alla cornice della finestra. Nella stagione secca entrava la polvere. Anni prima un ospite della fattoria aveva chiesto a Will di quella finestra. «Tuo padre potrà permettersi una lastra di vetro, no?» «Mi piace essere un po’ impolverata» aveva risposto lei «e anche bagnata.» Polvere e pioggia volevano dire fango. Il fango era pieno di possibilità. Le strade di campagna erano brulle e rosse di polvere che si posava a terra. Le percorreva ogni giorno a piedi il capitano Browne, proprietario della fattoria; le attraversava in macchina William Silver, il fattore; e ci andava a cavallo Wilhelmina, l’unica figlia di William. Wilhelmina andava a cavallo meglio di qualsiasi ragazzo della fattoria, perché suo padre pensava che imparare a cavalcare prima di camminare è come bere Coca-Cola da una bottiglia di vetro sott’acqua, o dondolarsi da un baobab appesi a testa in giù per le ginocchia: spiazzante e intenso. Così Wilhelmina era cresciuta correndo appesa alle pance dei cavalli, inciampando nel loro letame e tirandosi le lunghe ciocche di capelli scuri a ogni puntura di tafano. I giovani stallieri che abitavano in case con i tetti di lamiera nel quartiere dei lavoratori non piangevano mai per i tafani – a volte, nel loro modo allegro e senza fretta, imprecavano in shona – Ach, booraguma – e Wilhelmina era certa di essere uguale a loro. Anche quando andava a piedi, era più veloce della maggior parte dei ragazzi della sua età. Ed era tante altre cose; quando gli uomini della fattoria parlavano di lei la sera, usavano un sacco di “e”: Will era esasperante, sha, e testarda e selvaggia e onesta e sincera.

Katherine Rundell, Capriole sotto il temporale, traduzione di Mara Pace, Rizzoli, 2018, pp. 271, €15.

 

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