L’incipit della settimana: Kim Slater, Smart

Sembrava proprio un mucchio di stracci che galleggiavano sull’acqua. Jean era seduta sulla panchina con la targa d’ottone. C’è scritto: In memoria di Norman Reeves, che qui ha trascorso molte ore felici. La targa vuol dire che Norman Reeves è morto, però non lo dice espressamente.
Jean si teneva la testa fra le mani e faceva avanti e indietro con tutto il corpo, come quando ridi o quando piangi. Ho pensato che piangesse, e avevo ragione.
“Lui era mio amico”, singhiozzava.

Mi sono guardato attorno, ma Jean era sola. La gente di qui dice che “è fuori come un balcone”. Vuol dire che è matta. Una volta era un’infermiera di quelle che fanno nascere i bambini. Sa ancora un mucchio di roba che ha imparato sui libri di medicina, ma nessuno le crede.

“Chi?” le ho chiesto.

Jean ha indicato gli stracci con il dito.

Sono andato in fondo al molo per guardare. C’era una borsa a strisce semiaffondata. Fra gli stracci, sotto le increspature dell’acqua, ho visto una faccia con una barba cespugliosa. Un occhio era aperto e l’altro era chiuso.

Ho sbarellato.

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