L’incipit della settimana: Manlio Castagna, Petrademone

La grossa auto nera si fermò con una brusca frenata davanti al cancello della proprietà. A parte il borbottio del motore, la montagna taceva. Tra gli stracci di nuvole nel cielo notturno, la luna quasi piena sembrava uno spettro impegnato a spiare. L’autista, un uomo sulla cinquantina, uscì dalla macchina e si sgranchì le gambe. Camminava con passo incerto, come se avesse le gambe di plastilina. Aveva guidato per quasi sette ore di fila e si sentiva terribilmente stanco. Voleva solo sistemare la passeggera che riposava sul sedile posteriore e tornarsene a casa. Accese la torcia e si avvicinò al cancello alla ricerca di un campanello. Il suo orologio digitale da polso segnava le 21:13. Più in basso la data, 1 luglio 1985. Lunedì. Sul palo accanto al cancello notò, grazie al fascio di luce della torcia, un’insegna metallica di ferro brunito: la sagoma di un cane dall’aria minacciosa e la scritta PETRADEMONE. L’autista si guardava continuamente alle spalle: si sentiva a disagio in quel regno di ombre scricchiolanti in agguato nel buio. Sussultò dallo spavento quando la sua passeggera – una ragazza appena adolescente – gli comparve improvvisamente accanto, senza che lui l’avesse sentita muoversi. «Mi ha fatto prendere un colpo» le disse. Lei non rispose. Si limitava a guardare davanti a sé, oltre il cancello.

«I suoi zii sapevano che saremmo arrivati, no?» le chiese l’autista. «Non lo so» gli rispose con un filo di voce, sempre senza voltarsi. L’uomo puntò la luce della torcia verso di lei, come a voler capire se stesse scherzando. La ragazza dai lunghi capelli neri restò immobile. Il suo volto era una maschera pallida e senza espressione. «E come facciamo adesso? Se dormono come entriamo? Sfondiamo il cancello con la macchina?» Lo avrebbe fatto, se avesse potuto. Avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di chiudere quella giornata e lasciare quel posto in cui anche un alito di vento sembrava portare cattivi presagi. «Sta arrivando qualcuno» disse lei con voce piatta. L’uomo si voltò di scatto verso il cancello, puntando la debole torcia in quella direzione, ma restò deluso e sbottò: «Non vedo nessuno!». Uno schianto lacerò il silenzio. L’autista si spaventò al punto che la torcia gli scivolò di mano. Il buio della notte si strinse intorno a loro. Il rumore si ripeté. Qualcosa stava sbattendo contro il cancello. Qualcosa di pesante.

Manlio Castagna, Petrademone, Mondadori, 2018, pp. 264, €17

Photo Credit: Erick Starck, Miwok, F/Orme Pet photography

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