L’incipit della settimana: Marten Sandèn, La casa senza specchi

Cento! Arrivo!»
L’eco del mio grido è rimbalzato per un po’ nell’atrio della casa di Henrietta prima di svanire. Una volta tornato il silenzio, ho sentito scricchiolare il parquet di sopra. Erano i miei cugini che cercavano un posto dove nascondersi.

Giochiamo a nascondino quasi tutti i giorni, ma non mi lasciano contare tanto spesso. Sia Wilma che Erland dicono che sarebbe ingiusto perché io mi

oriento molto meglio di loro qui a casa di Henrietta. Forse hanno ragione, visto che papà mi ha sempre permesso di accompagnarlo quando viene a occuparsi di lei, però non è affatto divertente non poter contare.

E poi ormai dovrebbero aver imparato a orientarsi, i cugini. Wilma e sua madre Kajsa, la sorella di mio padre, sono arrivate più di tre settimane fa, mentre Erland e Signe sono qui da quando è finita la scuola. Il loro papà, zio Daniel, lavora all’università, quindi è in ferie tutta l’estate.

Però nessuno ha passato tanto tempo a casa di Henrietta quanto me e papà. Nessuno a parte Hen- rietta, ovvio.

La luce pomeridiana filtrava attraverso il mosaico della grande finestra che dà sulle scale creando pallide macchie di colore sul pavimento dell’ingresso. Lì le mattonelle sono bianche e nere, come una scacchiera, e ogni tanto da piccola fingevo di giocarci a scacchi. Ricordo esattamente che effetto faceva, e che

c’era qualcun altro con me. Henrietta, forse, quando ancora riusciva a camminare da sola.

Il piano terra l’ho perlustrato in fretta. Non c’erano molti posti in cui nascondersi, perché da quando vive qui da sola Henrietta non ha fatto altro che vendere o regalare mobili e oggetti. Papà dice che è da tanto che si prepara alla morte.

 

Marten Sandèn, La casa senza specchi, traduzione di Samanta K. Milton Knowles, Rizzoli, 2017, pp. 205, €16.

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