L’incipit della settimana: Matilda Woods, Il bambino e il falegname

La cittadina di Alors era famosa per due cose. La prima erano i suoi pesci volanti, la seconda le meravigliose stradine a zig-zag. I turisti arrivavano da tutta la regione per ammirare i pesci volar fuori dal mare, e gli artisti li imitavano per poter dipingere le case dai mille colori che risalivano Colle Alors come gradini di una scala. C’erano così tante sfumature che gli artisti non avevano abbastanza pigmenti per dipingerle, e così si diceva in giro – o almeno, le sorelle Fenêtre dicevano in giro – che il grande artista Joseph Vernis avesse inventato un colore nuovo di zecca, appositamente per dipingere il tetto di casa loro.

«Tuorlo Brillante, si chiama» raccontava Rose Fenêtre a chiunque fosse a portata di orecchio.

«Direttamente dall’occhio sminuzzato di una penna di pavone» aggiungeva Claire Fenêtre an- nuendo con l’aria di chi la sa lunga.

La casa di Albert Cavel era l’ultima sul colle; a salire ancora, c’era solo il cimitero appollaiato in cima. Si stagliava, la casa di Albert, come una sfolgorante gemma azzurra che luccica nel mare. E non era solo sfolgorante. Era anche chiassosa. Era chiassosa quando Albert e sua moglie Violette vi si trasferirono. Divenne più chiassosa quando la loro prima glia, Anne Marie, nacque; più chiassosa ancora quando il loro figlio, Antoine, venne al mondo; e chiassosissima quando un piccolo miracolo chiamato Aida emise il suo primo vagito tra le sue pareti.

Albert era un falegname, il migliore di tutta Alors. Di giorno fabbricava letti, tavoli e sedie per i suoi clienti; di notte, giocattoli per i suoi figli.

Matilda Woods, Il bambino e il falegname, traduzione di Giordano Aterini, Rizzoli, 2017, pp.240, €16.50

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