L’incipit della settimana: Michael Zadoorian, Beautiful music

Segnale di occupato, è tutto quello che sento. È la quinta Volta che chiamo. La punta dell’indice mi fa male a furia di fare il numero. Sto telefonando alla CKLW. Per fortuna non è un’interurbana, altrimenti Ii sentivo, i miei genitori. Oddio, potrebbe anche esserlo, perché la CKLW è una stazione radio canadese e io sono a Detroit, ma spero di no. In

ogni caso, non so da dove mi è venuta l’idea di chiamarli, ma ormai me lo sono messo in testa, e non c’è niente da fare. Mia madre è di là e non ha ancora cominciato a chiedersi casa ci faccio al telefono da tutto questo tempo. Sta guardando uno dei suoi programmi alla tele, a volume abbastanza alto.

Meglio così, ma qui è sempre occupato. Al nono tentativo, con il polpastrello rosso e dolorante,

suona ibero, finalmente. Dopo tre squilli, Una donna risponde e dice: <<CKLW buonasera. Può at-

tendere un attimo in linea?»

Ci mancherebbe. Che emozione. Dalla cornetta, sento il disc jockey, Ed Mitchell, annunciare In the

Year 2525 degli Zager and Evans. Comincia la canzone. Suona metallica, disturbata, neanche lontanamente limpida come alla mia radio a transistor Kor/Sonic. Dopo un paio di minuti, vado nel panico, convinto che la tipa della radio si sia completamente dimenticata di me, ma poi qualcuno risponde. La sua voce è così bassa, profonda e nitida che sembra venire da un’altra lunghezza d’onda. Per niente metallica o disturbata. Sto davvero parlando con il disc jockey in persona.

Michael Zadoorian, Beautiful music, traduzione di Claudia Tarolo, Marcos Y Marcos, 2018, pp. 397, €18

Qui la playlist Spotify del libro: 

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