L’incipit della settimana: Sharon M. Draper, Melody

Parole.

Sono circondata di parole. Migliaia di parole. Forse milioni.

Cattedrale. Maionese. Melagrana.

Mississippi. Napoletano. Ippopotamo.

Vellutato. Terrificante. Iridescente.

Solletico. Starnuto. Desiderio. Ansia.

Le parole mi turbinano intorno da sempre come fiocchi di neve, tutte delicate e diverse, e tutte mi si sciolgono in mano prima che le tocchi.

Dentro di me le parole si ammassano in cumuli enormi. Montagne di frasi, di locuzioni e di idee interconnesse. Espressioni argute. Battute di spirito. Canzoni d’amore.

Fin da quando ero piccolissima – forse già a pochi mesi – le parole per me erano dolci doni liquidi che bevevo come limonata. Potevo quasi sentirne il sapore. davano sostanza ai miei pensieri e ai miei sentimenti confusi. I miei genitori mi hanno sempre avvolta con i loro discorsi. Chiacchieravano e farfugliavano versi. Si esprimevano con parole e suoni. Mio padre cantava per me. Mia madre mi infondeva forza sussurrandomi all’orecchio.

Assorbivo ogni parola che dicevano a me, o su di me, fissandola nella memoria. Quando avevo due anni, tutti i miei ricordi erano associati a parole e tutte le parole avevano un significato.

Ma solo nella mia testa.

Non ho mai detto una parola. Ho quasi undici anni.

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