L’incipit della settimana: Tomi Adeyemi, Figli di sangue e ossa

Scegli me.
Non riesco a fare altro per non gridare. Affondo le unghie nel legno di marula del mio bastone e stringo con forza per cercare di calmarmi. Le gocce di sudore mi colano lungo la schiena, ma non so dire se è il primo calore dell’alba oppure se è il cuore che mi picchia contro il petto. Luna dopo luna, sono stata ignorata.

Oggi non può andare allo stesso modo.

Mi infilo una ciocca di capelli bianchi come la neve dietro un orecchio e faccio del mio meglio per stare seduta tranquilla. Come sempre, Mama Agba rende snervante la selezione, fissando ogni ragazza quel tanto che basta a metterci in imbarazzo.

Aggrotta le sopracciglia per la concentrazione, e così facendo le grinze sulla sua testa rasata si accentuano. Con la pelle scura e il caffettano dalle tinte tenui, Mama Agba assomiglia a qualsiasi altra anziana del villaggio. Non verrebbe da pensare che una donna della sua età possa essere così letale.

«Ehm.» Yemi si schiarisce la voce vicino alla porta dell’ahéré, un modo non tanto sottile per ricordare che ha già passato questa prova. Ci rivolge un sorrisino compiaciuto mentre fa roteare il bastone intagliato a mano; sembra desiderosa di capire chi di noi sconfiggerà, nella gara per passare di grado. Molte ragazze sono intimidite dalla prospettiva di affrontare Yemi, ma oggi io lo desidero con tutta me stessa. Mi sono allenata e sono pronta.

So che posso vincere.

Tomi Adeyemi, Figli di sangue e ossa, traduzione di Seba Pezzani, Rizzoli, 2018, pp. 545, €18.

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