L’incipit della settimana: Mark Goldblatt, Fesso

Julian Twerski, 11 gennaio 1969

I piccioni del Ponzini

Mr. Selkirk, il mio insegnante di lettere, dice che devo scrivere qualcosa – qualcosa di lungo – su ciò che è successo durante le vacanze invernali, anche se – secondo me – non servirà a molto. Io non volevo mica che Danley si facesse male e non credo nemmeno di avere un uno per cento di colpa, figuriamoci di più, anche se non posso negare di essere stato presente. Quindi immagino di essermi meritato la sospensione come tutti gli altri.

Voglio dire, magari avrei potuto impedirlo. Magari. 

Ma ora la sospensione è finita e Selkirk dice che devo scrivere qualcosa -e siccome lo dice lui, allora lo dice anche mio padre -bè, non ho alternative. So benissimo perché. Selkirk pensa che se scrivo cos’è successo, capirò cos’è successo. Che non ha senso, se uno ci pensa un attimo, perché se davvero non l’ho capito, cos’è successo, figuriamoci se riesco a scriverci su.

Oltretutto ne ho combinate di peggio. Molto peggio. E non ci ho scritto su nemmeno una parola. E il fatto che non abbia scritto nemmeno una parola non ha avuto conseguenze, né buone né cattive, quindi scrivere o non scrivere non proverà nulla. Mi conosco abbastanza bene, se proprio devo dirlo. In confronto alla maggioranza dei dodicenni, ecco. Non che sia già un uomo fatto e finito. So di avere ancora molta strada da fare. Mio padre dice che se pensa a quand’era bambino, non sa se ridere o piangere.

So che un giorno ci sarà un Julian Twerski che guarderà il passato nella stessa maniera e magari scuoterà la testa. (Quest’ultima frase dovrebbe piacerle, prof.)

Ma se guardo al passato adesso, dico solo che ciò che è successo con Danley Dimmel non è la cosa peggiore che io abbia fatto.

Mark, Goldblatt, Fesso, Il Castoro, 2016, pp.244.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.