Lucio Anneo Seneca, De brevitate vitae

Ci è stata data un vita abbastanza lunga e per il compimento di cose grandissime, se venisse spesa tutta bene.

Premettiamo che non sono un esperto di filosofia, né di prosa latina. Come spero sia comprensibile per qualsiasi ragazzo della mia età. A essere precisi non sono un esperto. Punto.

Però due paroline su questo libro mi sento di doverle spendere. Punto e a capo, facciamo un passo indietro.

Come titolo non mi è mai stato estraneo e ammetto di averlo avuto sulla lista dei libri da leggere per molto tempo. Poi (purtroppo  o per fortuna) mi è stato dato per le vacanze. Per prendere due piccioni con una fava l’ho iniziato. E così tra le curve in auto, sotto l’ombrellone, in balcone o tra le tiepide lenzuola estive ho gustato questo testo. Senza dubbio si tratta di un libro particolare. Di quelli che vorresti leggere tutto di un fiato ma sai che va sorseggiato lentamente per capirlo bene. Di quelli che riempi di orecchie e sottolineature. Di quelli che ti fanno venir voglia di mollare tutto e fare ciò che c’è scritto. Uno di quei libri che quando li finisci dici: “Dovrebbero leggerlo tutti”.

Col senno di poi mi sento di consigliarlo caldamente a tutti i ragazzi. Non fatevi spaventare dal nome un po’ retrò, dal latino sulle pagine a sinistra o dal fatto che tratti di filosofia. Vi assicuro che non è palloso come cercano di farlo sembrare (e poi, ragazzi, rivalutiamo la letteratura antica, se è sopravvissuta ai millenni qualcosa di furbo ci sarà scritto). La narrazione è piuttosto fluida e discorsiva, non sitematica e, dopo un po’, comincia a leggerlo come si trattasse di una lunga mail che un parente che non vedi da tanto ti ha scritto. Però in questa mail trovi certi consigli interessanti, sembra che pur non avendoti mai visto questo strano zio ti conosca anche abbastanza bene. Poi qualche frase la rileggi e ci pensi. Rimane lì.

In quella cinquantina di pagine ben condensate Seneca ha scritto alcuni consigli che non mi trattengo troppo a definire eterni (o comunque duraturi). È stato il bambino che ha il coraggio di dire che il Re è nudo e che non esiste nessun vestito invisibile agli sciocchi (e forse, per averci creduto, un po’ sciocchi lo siamo davvero). L’esposizione del dilemma è molto semplice ed esplicita, subito nelle prime righe. É un dato di fatto che molte persone, una volta arrivate alla fine, si guardano indietro e si dicono: accidenti, avrei fatto molto altro. E invece no, se ne vanno appena imparano a vivere. É quindi corta la vita? O forse siamo noi che la sprechiamo?

Questo non è un problema da barbuti pensatori del primo secolo dopo Cristo. Seneca non ha scritto nulla di tutto ciò per pura speculazione intellettuale, o per dimostrare che ne sapeva qualcosina di come mettere in fila le parole. È il messaggio di uno che sapeva bene cosa volesse dire sacrificare una vita, uno che avrebbe fatto ben altro del suo tempo.

Questi siamo noi, che ogni giorno prima di cominciare a studiare passiamo due ore su Facebook a scrollare la home. Noi, che ci imponiamo di andare a dormire presto e poi a mezzanotte ci ritroviamo a vedere un tutorial sui cento modi per cucinare il sedanorapa. Che poi, neanche lo mangeremo mai, il sedanorapa. E siamo sempre noi che prima della verifica ci diciamo “potevo non ridurmi all’ultimo”. Saremo noi quando (non lo auguro a nessuno) rimanderemo a poi i nostri sogni e a cinquant’anni ci accorgeremo di aver speso il nostro tempo in cose inutili e ci chiederemo che senso avesse avuto prepararsi e risparmiare ogni volta per un “quando finirò l’università”, “quando lavorerò”, “quando sarò in pensione”. Saranno state altre le cause delle problematiche di duemila anni fa, ma i problemi quelli restano. Seneca questo lo aveva capito e li ha trattati con sconcertante chiarezza, con la rarissima dote di affrontare in modo semplice ma non banale argomenti molto complessi rendendoli leggibilissimi anche adesso.

Sarebbe ingiusto e scorretto promettervi che troverete la “verità” tra quelle pagine, o che sarete d’accordo su tutto ma vi posso garantire che se deciderete di cercare di comprenderle troverete incastonate delle frasi che non vi lasceranno uguali a prima.

Il più grande augurio che posso fare a chiunque decida di non lasciarsi  intimidire dalla datazione del libro è: lasciati turbare.

Michele Vico

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