L’incipit della settimana: Kenneth Oppel, Il nido

La prima volta che le ho viste, ho creduto che fossero angeli. Cos’altro potevano essere con quelle loro ali chiare, leggere e sottili come garza, la musica che le avvolgeva, e la luce che le ammantava? Ebbi da subito la sensazione che fossero lì in attesa da tempo, ad osservarmi, e che mi conoscessero. Apparvero nei miei sogni dieci notti dopo la nascita del piccolo.

Vedevo tutto leggermente sfuocato. Ero in una specie di caverna meravigliosa, con le pareti che luccicavano quasi fossero di tela bianca, e la luce pioveva dentro dall’esterno. Gli angeli si libravano a mezz’aria, e dall’alto mi guardavano. Solo una si avvicinò, luminosa e bianca. Non so dire come, ma sapevo che era una femmina. Traboccava di luce. Non riuscivo a vederla bene, ma non sembrava affatto umana. Aveva questi occhi scuri giganteschi, e una specie di criniera di luce; quando parlò, non riuscii a vedere labbra che si muovevano, ma sentii le sue parole, come una brezza sul viso, e la capii perfettamente.

«Siamo qui per il piccolo» disse. «Siamo qui per aiutare.»

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