Patrick Ness, Sette minuti dopo la mezzanotte

1, 2, 3 aspetto pazientemente che rintocchi anche il settimo minuto, tanto so che arriverà 4, 5, 6, 7: eccolo, puntuale come sempre. Il suo corpo pesante pare sprofondare nel pavimento. E’ grande, grosso e terribile ma non mi spaventa. Ho visto di peggio: l’Incubo, l’Incubo immancabile, l’Incubo indomabile, l’Incubo segreto.
In fondo quel tasso, quello stupido maledetto tasso non era ciò che mi aspettavo: mi aspettavo la notte e l’Incubo ma non certo un albero raccontastorie. Non volevo ascoltare, avevo tredici anni, ero troppo grande per le favole; avevo paura, sì, ma non di lui; avevo paura di quello che voleva: la verità.
Ma ecco che mi sveglio di soprassalto: l’Incubo, quello vero, fatto di vertigini e disperazione è arrivato; ormai continuava così da quando mamma aveva iniziato le cure; guardo fuori dalla finestra e vedo il tasso, lì, immobile quasi a dire: ”Lo sai, Conor, prima o poi me la dovrai raccontare tu una storia”; ma cosa vado a pensare… sono solo fantasie da bambini e io non sono più un bambino.
Non ho più amici, solo prese in giro e strazianti giornate di scuola, ma non voglio fare pietá a nessuno: niente è più come prima e non lo sarà mai più.

Ho amato questo libro, è una storia commovente e meravigliosa allo stesso tempo; ne sono uscita molto provata perché la fine, anche se prevedibile, rimane triste e amara da digerire come la tremenda verità che ci lascia perplessi e increduli di fronte al mondo; come succede a Conor, costretto a diventare adulto prima del tempo, costretto ad accettare la paura di una malattia. È proprio questo il grande talento di Patrick Ness, che ci porta nel vivo della storia, riuscendo a farci percepire il racconto sia dagli occhi di Conor, della paura e dello sconforto, sia da quelli del tasso, della saggezza e della verità.
Un libro sulla paura e sul timore di essere scoperti, di essere giudicati dagli altri.

Emma Mazzanti

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