R.J. Palacio, Wonder

Il termine “Wonder” è uno di quei termini che i latini chiamavano voces mediae, semanticamente neutri, capaci di assumere un’accezione positiva o negativa a seconda del contesto: può significare meraviglioso, prodigioso, ma in quanto “fuori dalla norma” anche spaventoso. “To wonder”, invece, significa “chiedersi”. E’ sufficiente un breve accenno etimologico per comprendere quante chiavi di lettura ci proponga questo piccolo, grande romanzo, best-seller negli Stati Uniti e destinato ad un successo consistente anche in Italia.

In breve, Wonder è la cronaca del primo anno di scuola media di August Pullman, bambino che soffre della Sindrome di Treacher Collins, che deforma vistosamente il volto lasciando intatte le facoltà cognitive. Coccolato sino agli undici anni da una famiglia affettuosa e protettiva, August deve affrontare per la prima volta il mondo, al di là delle colonne d’Ercole della porta di casa, con l’indelebile sensazione di rivestire il ruolo dell’alieno, come il suo eroe, l’apprendista Jedi.

Il romanzo, che nasce da un episodio raccontato dall’autrice, e dalla sua volontà di “risarcire” una bambina affetta dalla stessa malattia, – di fronte alla quale, in presenza dei suoi bambini, aveva avuto una reazione impulsiva di rigetto –  riesce, secondo me, ad andare oltre l’intento educativo di rispetto della diversità, e interroga il lettore adulto che si accosti a questo romanzo “per ragazzi” su questioni  diverse, e talvolta più nascoste. Intanto la dinamica delle relazioni alla Breacher Prep School assomiglia a quella di qualunque scuola media del mondo, e alcune esperienze vissute da August sono comuni a quelle di moltissimi suoi coetanei. E inoltre, le pagine di questo romanzo sembrano chiederci: “Quanto riusciamo ad essere liberi dai condizionamenti altrui?” “Siamo liberi di esprimere compiutamente la nostra personalità o siamo costretti a recitare una parte per compiacere chi ci circonda? La presenza di August mette in pericolo le confortevoli certezze con cui ognuno di noi si illude di proteggere il proprio quotidiano, e solo affrontando prove durissime August riuscirà a cogliere il meglio dai lunghi mesi dell’anno scolastico.

RJ Palacio sembra avere a cuore un altro aspetto, sintetizzato in una frase del preside: “Ci sono quasi sempre più di due punti di vista per ogni storia”. Ad ogni capitolo muta il narratore: insieme ad August parlano la sorella Via, l’amico Jack, ed altri, e spesso, ad ogni capitolo il lettore è costretto a guardare sotto un nuovo punto di vista gli avvenimenti narrati,  come a ricordarci che ogni ipotetica verità deve relativizzarsi, mettendosi a confronto con quella degli altri. E come a ricordarci che solo chiedendo a se stessi, interrogandosi, possiamo orientare le accezioni opposte della vox media.

Matteo Biagi

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