Robert Louis Stevenson, Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Nel suo aspetto c’è qualcosa di sgradevole, di detestabile addirittura. Non ho mai visto un uomo che mi riuscisse tanto odioso, eppure non ne so spiegare il motivo. […] si avverte qualcosa di deforme in lui, anche se non saprei localizzarlo.”

Così il signor Enfield presenta la figura di quello che, apparentemente, potrebbe sembrare un comune uomo, al suo caro amico, l’avvocatoUtterson, il nostro narratore. I due, soliti fare lunghe passeggiate, durante una di esse, attraversando un quartiere di Londra a loro molto noto, si scoprono entrambi consapevoli di una storia ricca di controversie, l’uno come testimone di una delle vicende commesse da questo misterioso essere, l’altro quasi come se fosse uno dei diretti interessati della storia stessa.  

 Nella cerchia degli intimi amici di Utterson, indubbiamente il dottor Henry Jekyll era uno di quelli di più vecchia data, nonché uno degli uomini più rispettabili che egli avesse mai incontrato. Eppure da un po’ di tempo qualcosa faceva perdere il sonno all’avvocato: il testamento sospetto del dottore, interamente volto al beneficio di uno sconosciuto Mr. Hyde, suo protetto, che in un breve arco di tempo aveva iniziato a manifestarsi sempre più frequentemente, e si era distinto per le sue azioni spregevoli. Il misterioso comportamento di un Jekyll, che si era detto ormai del tutto dissociato dal giovane mostro, diventando sempre più socievole, per poi chiudere le porte a ogni suo tipo di conoscenza, porterà l’avvocato Utterson ad un’inquietante indagine che avrà il suo sbocco nella scoperta di una lettera, lasciata dallo scomparso dottore, sul suo prezioso nemico Hyde.  

“Nascosto”. Questo è il significato del suo nome, il significato stesso di lui, che altro non è che l’alter-ego di un rispettabile e apprezzato uomo londinese. Un signore distinto, che per tutta la vita aveva cercato di reprimere gli aspetti di sé che non lo aggradavano, per poi essere costretto a riesumarli tramite una complessa scienza, come se fosse l’incarnazione di quel subconscio Freudiano in cui tutti ci nascondiamo. Stevenson ci vuole trasmettere un significato profondo tramite il suo personaggio: non tanto sottolinea l’importanza di dare un freno alla parte di noi più perfida, quanto la fatica dell’indossare costantemente una maschera come quella di Jekyll per nascondere quelle piccole imperfezioni che, con il tempo, in lui erano mutate in perversioni e brutalità. Da qui le deformazioni, da qui l’inquietudine di un volto che non era stato distrutto dalla repressione del dottore, bensì dalla sua stessa metamorfosi.  

Giulia Lanzafame

Photo Credits: Kevin Trotman, Paul Jackson, Fitandbrowne (Flickr con licenza Creative Commons)

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