Sei domande a Antonio Ferrara su “Vivavoce”


D: Qual è lo spunto iniziale del libro?

R: Provare a far sospettare che per ciascuno si possa trovare il libro “giusto” per ogni bisogno, per ogni dolore, per ogni desiderio.

D: Ti sei documentato o hai fatto ricorso ad aneddoti personali? Pensiamo soprattutto alla lettura negli ospedali e ai non vedenti.

R: Ogni tanto mi capita di leggere ad alta voce in un ospedale o in un carcere, ed è da lì che ho attinto.

D: Da piccolo, ti leggevano molto ad alta voce? E tu, hai letto molto a tua figlia?

R: Nessuno mi leggeva ad alta voce, purtroppo, ma io sono sempre stato il miglior lettore ad alta voce della classe. A mia figlia abbiamo letto molto, sia moglie che io. Ci piace un sacco, leggere ad alta voce.

D: Nei tuoi libri ogni tanto affiora la disperazione degli adulti. Guardandoti in giro, vedi molti adulti disperati?

R: Ne vedo tanti. Spesso noi adulti proviamo vergogna a chiedere aiuto, perché pensiamo che da una certa età in poi sia necessario cavarsela sempre da soli. Vorrei che i ragazzi lo sapessero. Grazie di esservene accorti.

D: Noi leggiamo ad alta voce in classe almeno un’ora la settimana. Perché, secondo te, si smette di leggere ai ragazzi dopo l’infanzia? Vuoi lanciare un appello agli insegnanti della secondaria?

R: Semplicemente perché a loro volta i docenti smettono di leggere (il vostro no, ma questo lo sapete bene), e non hanno più una forte passione da trasmettere. Leggete, docenti, leggete! Sarete docenti di gran lunga migliori!

D: Qual è, secondo te, il potere delle storie lette ad alta voce?

R: Prima che essere lettura intima, silenziosa e individuale la lettura è stata per molti anni solo lettura ad alta voce, condivisa nei conventi, nelle case private e per strada. Vedere le immagini evocate da un testo è una cosa che scatta in automatico, per chi legge nella propria mente (se è un lettore allenato). Far vedere agli altri – leggendo ad alta voce – le immagini nascoste tra le righe di un testo comporta invece empatia, pause, sguardi, postura e voglia di creare un terreno comune di emozioni. Comporta “commozione”, ossia un muoversi, un andare nella stessa direzione. Leggere ad alta voce fa comunità.

Grazie, Antonio!

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