Un incipit al giorno: Amos Oz, Una pantera in cantina

“Quante volte in vita mia mi hanno chiamato traditore. La prima fu quando avevo dodici anni e un quarto, e abitavo in un quartiere al fondo di Gerusalemme. Durante le vacanze estive, meno di un anno prima della partenza del governo mandatario inglese e della nascita dello stato d’Israele, in mezzo alla guerra. Una bella mattina trovammo scritto con uno spesso tratto nero, sul muro di casa nostra, proprio sotto la finestra della cucina: “Profi vile traditore!”. La parola “vile” suscitò allora in me una domanda che mi tormenta tuttora, mentre sto seduto a scrivere questo libro: come fa a non esserlo, vile, un traditore? E allora per quale ragione Chita Reznik (avevo riconosciuto la sua scrittura) si era preso il disturbo di mettere anche quell’aggettivo?
Stando così le cose, in quali casi il tradimento non è da considerarsi vile?”

 

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