Un incipit al giorno: Daniel Pennac, L’occhio del lupo

Il ragazzo è immobile, ritto davanti al recinto del lupo. Il lupo va e viene. Gira in lungo e in largo senza mai fermarsi.  ‘Che scocciatore, quel tipo…’. Ecco  quel  che  pensa il lupo.  Sono ormai due ore che il ragazzo sta davanti alla rete,  piantato lì come  un  albero  gelato,  a  guardare aggirarsi il lupo. ‘Che vuole da me?’ Questo si chiede il lupo.  Quel ragazzo lo turba.  Non lo spaventa (un lupo non ha paura di niente), ma lo turba. ‘Che vuole da me?’ Gli altri  bambini  corrono,  saltano,  gridano,  piangono,  fanno  la linguaccia  al lupo e nascondono il viso nella gonna della mamma.  Poi vanno a fare i buffoni davanti alla gabbia del  gorilla  e  ruggiscono davanti  al  naso  del  leone  che frusta l’aria con la coda.  Ma quel  ragazzo lì, no.  Rimane in piedi,  immobile,  silenzioso.  Solo i suoi occhi si muovono: seguono il viavai del lupo, lungo la rete. ‘E che, non ha mai visto un lupo?’  Dal canto suo,  il lupo non riesce a scorgere il ragazzo che una volta su due.  Perché non ha che un occhio,  il  lupo.

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