Un incipit al giorno: James Lecesne, Trevor

Ed eccomi lì, sdraiato nel prato davanti a casa, in piena vista, con un coltello nella schiena. In realtà, così è come volevo che sembrasse, e ad essere onesti credo di esserci riuscito abbastanza bene, rispetto a chi guardava dalla strada. Mi ero dato un sacco da fare perché sembrasse che mi avevano assassinato. Prima di tutto avevo preso in prestito il coltello da cucina della mamma (quello grosso), e l’avevo piantato bene nella terra. Poi mi ci ero sdraiato davanti, mettendo il corpo in modo che alla gente che passava in macchina davanti a casa nostra sembrasse che ero stato pugnalato a morte. Il fatto che il papà stesse passando il tosaerba con indifferenza rendeva (secondo me) la scena ancora più macabra. Immaginate di passare in macchina davanti alla tipica villetta di periferia in una tipica stradina di periferia in un tipico quartiere di periferia nell’America di inizio Ventunesimo secolo. Un uomo sta tagliando l’erba. Ad un certo punto voltate la testa e l’occhio vi cade su questo ragazzino, tredici anni, castano, in maglietta, jeans e scarpe da ginnastica. È steso sul prato e ha un coltello piantato nella schiena. Orrore! Cosa fareste a quel punto? Vi girereste dall’altra parte, facendo finta di non aver visto niente? Chiamereste l’ambulanza? Vi fermereste, facendo notare all’uomo che taglia l’erba che suo figlio sembra proprio morto? Inchiodereste, e scendendo al volo dalla macchina gli pratichereste la respirazione bocca a bocca? Oppure cos’altro?

Era questo che mi chiedevo mentre me ne stavo sdraiato lì, e tenevo fermissimi petto e pancia per far sembrare che non respiravo. Riuscirci non è per niente facile, ma erano anni che mi allenavo, e alla fine ero riuscito a mettere a punto una tecnica per simulare la morte. Riesco a fregare paramedici esperti, come dimostra quella volta in settima (il paramedico esperto in questione era mia cugina Sara, ma tant’è). Ad ogni modo, mi stava venendo proprio bene, la parte della vittima di un omicidio, quando, cercando di superare il rumore del tosaerba, il papà ha gridato: «COSA?»

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.