Un incipit al giorno: Marcus Zusak, Io sono il messaggero

Il rapinatore è un incapace.
Lo so io.
Lo sa lui.
Lo sa tutta la banca.
Lo sa persino il mio migliore amico, Marvin, che è addirittura più incapace di lui.
La parte peggiore di questa storia è il fatto che la macchina di Marv si trovi là fuori, in una zona dove si può parcheggiare solo per quindici minuti. Siamo tutti sdraiati a faccia in giù, e il tempo della sosta sta per scadere.
«Vorrei tanto che quel tipo si sbrigasse», dico.
«Già», sussurra Marvin. «È scandaloso.» La sua voce arriva dalle profondità del pavimento. «Mi beccherò una multa per colpa di quell’inutile bastardo. Non posso permettermene un’altra, Ed.»
«Quella macchina non li vale nemmeno, i soldi di una multa.»
«Cosa?»
Adesso si volta verso di me. Capisco che è incazzato. Offeso. Se c’è una cosa che non tollera, è che qualcuno sfotta la sua macchina. Mi ripete la domanda.
«Cos’hai detto, Ed?»
«Ho detto», mormoro, «che non vale nemmeno i soldi della multa, Marv.»
«Ascolta, posso sopportare tante cose, ma…»

 

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