Vitaliano Brancati, Il bell’Antonio

Il bell’Antonio” è una delle opere più importanti di Vitaliano Brancati, autore italiano del ‘900 che, come risulta chiaro dall’opera stessa, dopo aver aderito in giovinezza al fascismo, muta il suo pensiero arrivando anche a rinnegare le sue opere precedenti. Il tema principale del romanzo, intorno al quale ruota tutta la trama è il “gallismo”, il valore portante della società siciliana  del primo dopoguerra descritta dall’autore, metafora dell’Italia intera, secondo il quale il “compito” di un uomo virile è farsi onore con una donna. E’ proprio in questo contesto, in cui tutti sono costantemente sottoposti allo sguardo critico della società, che si sviluppa la storia di Antonio Magnano, giovane, bello in maniera invidiabile e di apparente successo con le donne. Dopo un breve soggiorno a Roma, durante il quale Antonio si distinse come grande seduttore, il protagonista torna a Catania, la sua città d’origine, ed è proprio in questa occasione che i genitori gli comunicano che vorrebbero si sposasse con Barbara Puglisi, una giovane dell’alta borghesia locale. Il giovane inizialmente non è convinto, ma appena vede la giovane si innamora perdutamente di lei e decide di prenderla in moglie.  Dopo tre anni, il suocero dichiara nullo il matrimonio, mai consumato per l’impotenza del protagonista, l’unione per questo risultava, infatti, vana davanti a Dio. La famiglia del protagonista vive questa situazione come una vera e propria disgrazia, e solo Rosaria, la madre di Antonio, figura chiave del romanzo, si dimostra totalmente dalla parte del figlio, unico personaggio in grado di giustificarlo. Le ragioni che hanno portato la famiglia di lei a chiedere il divorzio sono principalmente di tipo economico, e Barbara, completamente succube dei genitori e priva di una volontà propria, accetta la loro decisione e arriva addirittura a rinnegare i gesti di affetto di Antonio nei suoi confronti degli anni precedenti. Il protagonista, che invece resta  perdutamente innamorato di lei, nel momento in cui tutti vengono a conoscenza della sua impotenza, si ritira dalla vita pubblica e dalla carriera politica, tagliano i rapporti con ogni essere umano al di fuori dei suoi familiari più stretti. Ma l’incapacità del protagonista ha motivazioni più profonde.

Il romanzo di Brancati ha una trama intrigante e appassionante, forse un po’ scontata, ma sicuramente realistica. L’opera riesce a fotografare perfettamente il tipo di società in cui è ambientata la storia, gli usi e costumi del tempo, i valori portanti, e cosa c’era al centro della vita degli uomini. Il lettore riesce ad entrare bene nell’ottica di chi viveva in quegli anni, e risultano chiari gli stereotipi diffusi all’epoca, e in parte ancora oggi. Nonostante al centro della trama vi sia un matrimonio, l’amore è un aspetto solo margine del romanzo. Direi che ben traspare come i sentimenti  contassero ben poco in quel periodo in determinate situazioni, altri gli aspetti presi in maggiore considerazione, come, ovviamente, il denaro e la carriera politica. Sono descritti molto bene i paesaggi, conosciuti in prima persona dall’autore, che riesce descrivere immagini ben precise di quei luoghi dove lui stesso ha vissuto. 

Questo romanzo coglie benissimo il clima che si viveva negli anni cinquanta e chiunque voglia entrare nella mentalità dell’epoca, se legge l’opera di Brancati, sarà sicuramente facilitato. 

Da questo libro è stato tratto anche un film del 1960, diretto da Mauro Bolognini. La trasposizione cinematografica rende onore al romanzo, rimanendone molto fedele e riuscendo in più ad utilizzare le immagini, come elemento attraverso cui rendere con  grande realismo le scene.

Olga Viggiano

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