Agota Kristof, Trilogia della città di K.

“Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.”
Claus e Lucas non riescono a fare a meno di scrivere. Fin da piccoli riempiono pagine e pagine di quaderni spessi, prestando attenzione all’ortografia, alla grammatica, alla sintassi. Scelgono un argomento a caso, l’uno per l’altro e in 10 minuti buttano giù un breve tema. Completato, se lo scambiano, lo correggono e poi lo copiano nel Grande Quaderno. Claus e Lucas non vanno a scuola. Durante la guerra non è possibile. In quegli anni bui, vuoti, freddi, pieni di orrore, la scuola non esiste. Imparano tutto così, sempre insieme. Abitano dalla loro Nonna, nella cittadina di K., che si suppone essere situata nell’Europa dell’est, ma non ne siamo certi. Di poche cose siamo certi. Lucas e Claus sono due gemelli identici, costretti a vivere nella miseria, insieme alla loro Nonna, chiamata da tutta la cittadina ‘la Strega’. La loro Mamma è nella Grande Città, lontano dai figli per proteggerli dai bombardamenti. Il loro Padre è in guerra.
Claus e Lucas non sono due bambini comuni: sono forti, intelligenti, abili, inseparabili, insensibili, troppo maturi. Fin da piccoli si occupano di tutto: degli animali, dell’orto, della casa, della nonna.
Nel primo racconto della Trilogia, ovvero “Il grande quaderno”, la storia è narrata in prima persona plurale, come se i due gemelli fossero una sola entità, una sola persona, così tanto che non vengono neanche citati i loro nomi.
Con una scrittura semplice, ‘anoressica’, quasi macabra, l’autrice, Agota Kristof, ci conduce al secondo racconto, ovvero ‘La prova’. I due gemelli sono costretti a separarsi: uno riesce a sorpassare la frontiera, l’altro rimane nella cittadina. Qui il protagonista è uno solo, ovvero il gemello rimasto a casa, che si scopre chiamarsi Lucas. La scrittura cambia: emozioni, pensieri, sensazioni aumentano. L’autrice fa emergere un protagonista diverso, solo, confuso, mettendo quasi in dubbio l’esistenza di un gemello. Gli anni passano, la guerra finisce, i personaggi crescono e Agota Kristof è pronta a spiazzare il lettore con l’ultimo racconto “La terza menzogna”, dove i destini dei due fratelli sono pronti a rincontrarsi, a scontrarsi e definitivamente intrecciarsi.
Due gemelli, Claus e Lucas, Lucas e Claus, uno l’anagramma dell’altro. Tre racconti, tre verità, tre menzogne. Un unico libro, difficilmente riassumibile con tre aggettivi. Macabro. Crudo. Indimenticabile. Meraviglioso. Assoluto. È un romanzo che deve essere letto, che cambia il modo di leggere di un lettore e cambia il metodo di scrittura di un autore. Ti parla, ti chiede aiuto, ti prende in giro e il lettore non sa più a quale menzogna o realtà credere. Un piccolo capolavoro dove il vero è falso e il falso è vero.
Vittoria Ridolfi
Agota Kristof, Trilogia della città di K, traduzione di A.Marchi, Einaudi, 1986

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