Fabio Geda, Anime scalze

A prendersi cura di me è sempre stata Asia. Certo, papà portava a casa soldi e cibo ma a gestirli, i soldi e il cibo, era Asia. […] Diceva: è importante che non sembri un pezzente, se sembri un pezzente e gli insegnanti se ne accorgono finisce che chiamano gli assistenti sociali o peggio le persone di buon cuore.

Ercole ha 15 anni, una famiglia sui generis ed è in fuga. In fuga dai mostri nei muri di casa sua. In fuga verso una madre scomparsa molti anni prima. In fuga in una Torino notturna e complice, che prende vita come un personaggio descritto dall’autore per come la conosce. Il canottieri sul Po la mattina presto. Le panchine di parco Dora. Il caos di Corso Racconigi. La rassicurante calma della Gran Madre. I fiorai del Cimitero Monumentale.

Ercole è uno di quei ragazzi che scivola lungo gli anni delle superiori completamente in silenzio. Tutto quel che conta è non attirare le attenzioni delle persone di buon cuore,  perchè sa che questo significherebbe disgregare il suo zoppicante nucleo familiare. Il padre che nonostante il suo grande affetto non è in grado di sostenere questo ruolo. Un padre che scompare per giorni, che rientra ubriaco, che appende “andate via” sulla porta di casa. Lo stesso padre che però non li ha mai abbandonati,  si spacca la schiena in lavoretti e traslochi per i suoi due figli. E poi Asia, questa sorella che si trova la responsabilità di un genitore, fra capo e collo, troppo presto. Che matura presto, suo malgrado.

Ercole vede la vita come una palla da biliardo, che cambia direzione ad ogni scontro. E di scontri in questa storia ce ne sono molti. La fuga della madre, l’incontro con Viola, la sorella che va a vivere col fidanzato, l’arresto del padre e la scoperta di alcune tracce della madre, ma il più sconvolgente sarà l’incontro con Luca. Sarà Luca la chiave di volta di questo racconto, il cambio di prospettiva di Ercole (da fratello minore a fratello maggiore) che farà comprendere ad Ercole la difficoltà di aiutare e di lasciarsi aiutare, della fallibilità del mondo adulto del quale però ci si può anche fidare. In una situazione in cui sono appunto gli adulti ad dover essere assistiti sarà la fraterna complicità a salvare Ercole. Quella complicità che permette loro di camminare assieme, uno al fianco dell’altro.

Tutto questo viene narrato da Fabio Geda con un’incredibile capacità di immedesimazione e una serie di descrizioni che danno agli ambienti l’umore e la sensibilità di Ercole. I dialoghi vengono nascosti nel flusso di pensieri in prima persona del protagonista, senza imbrigliarli nelle virgolette. E se qualcuno mi chiedesse se questo è un libro per ragazzi o per adulti gli risponderei che è un libro che serve agli uni per comprendere gli altri e viceversa svelandoci (a mio giudizio) che a qualsiasi età possiamo essere delle Anime Scalze.

Michele Vico (Mitch)

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