Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby

La prima sera che andai nella casa di Gatsby ero probabilmente uno dei pochi ospiti veramente invitati. Le persone non erano invitate: andavano. Salivano su macchine che le trasportavano a Long Island e qui, chissà come, finivano alla porta di Gatsby. Arrivati lì, si facevano presentare da qualcuno che conosceva Gatsby, dopodiché si comportavano secondo il galateo appropriato ad un parco di divertimenti. Alle volte arrivavano e partivano senza neanche aver conosciuto Gatsby, venivano alla festa con una ingenuità che costituiva da sola il biglietto d’ingresso.

Gente che arriva, gente che va. Interminabili file di macchine. Calici di champagne e spumanti, bella musica. Balli e risate. Queste erano il tipo di feste che si tenevano a Casa di Jay Gatsby.

Chi è questo Gatsby? Molti lo sanno, ma solo pochi lo conoscono: forse studioso a Oxford, o forse contrabbandiere, spia tedesca durante la guerra e addirittura ha ucciso un uomo. Quali di queste versioni è la più concreta? Nessuna. Gatsby è un uomo. Con un corpo, un’anima, dei sentimenti. Insomma, due gambe, due braccia, due occhi, due orecchie, un naso e una bocca. Egli è un uomo che si è guadagnato la sua libertà e ha un sogno. Un sogno fantastico che mai si realizzerà.  Un sogno che lo porterà alla rovina.

Proprio noi lettori saremo spettatori di questa meravigliosa storia. Poco più di cento pagine di emozioni allo stato puro. Leggeremo di un mondo ingiusto ma purtroppo reale e di un mondo perfetto, ma astratto. E alla fine, quando chiuderemo il libro e con un giudizio etichetteremo questo libro, avremo capito che uomo è Gatsby e chi egli realmente sia.

Margherita Romiti

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