Janne Teller, Niente

Avete presente quelle domande sbagliate? Che non si dovrebbero porre? Domande che però ci affascinano così tanto, ci inquietano, non ci lasciano dormire tranquilli, si fanno strada nei cunicoli della nostra mente nei momenti più strani. E forse noi cerchiamo di allontanarle, di nasconderle in un angolo remoto, ma loro tornano a tormentarci finché non troviamo una risposta che le soddisfi.
Queste sono le domande che si pone “Niente”.
“Non c’è niente che abbia senso, è tanto tempo che lo so. Perciò non vale la pena far niente, lo vedo solo adesso” dice Pierre Anthon dall’alto dell’albero dove ha deciso di trascorrere il resto della sua esistenza; i suoi ex compagni di classe cercano di ignorarlo, non dargli peso, ma le sue parole diventano un tarlo che li infastidisce costantemente, così decidono di provare al ragazzo che si sbaglia, che la vita ha senso e per fare ciò danno inizio ad un gioco perverso che porta ognuno di loro a scegliere un qualcosa che abbia un significato importante per l’altro, con questo meccanismo vendicativo si forma la cosiddetta “catasta del significato”: la dimostrazione concreta del senso della nostra esistenza, o almeno dovrebbe esserlo, eppure può qualcosa così pregna di valore perderlo improvvisamente, per un gesto egoistico? Cosa ha davvero senso? Può la fama portarsi via tutto il significato? 
Un libro da censurare, ha detto qualcuno, ma al contrario, a mio parere, è una storia che tutti dovrebbero conoscere, forse ad una prima lettura superficiale può apparire come un inno al nichilismo, ma io trovo che sia tutto il contrario: un inno alla vita e a viverla bene, non passivamente, ma facendo valere ogni minuto, ogni secondo, perché il tempo che abbiamo é limitato e scorre inesorabilmente e per rallentare questo orologio eterno dobbiamo solo dare un senso ad ogni ticchettio, siamo noi a decidere di dare importanza a qualcosa, quindi facciamolo: comprendiamo cosa ha un significato per noi e dimostriamolo.
E forse é vero: a volte nulla sembrará aver senso, e sarà necessario ricercare questo senso perso, perché é l’unica cosa che può dare valore alla nostra vita.
Non so se questa sia la risposta alle domande sbagliate, ma è quella che mi ha dato “Niente” e non mi dispiace affatto.

Emma Mazzanti

Janne Teller, Niente, traduzione di Maria Valeria D’Avino, Feltrinelli, 2012, pp.119, €12

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *