Un incipit al giorno: Guido Sgardoli, Il giorno degli eroi

Dov’eri te, Moretti?» chiede il Marrani, che è di Bologna e parla con la e aperta e la essce. Lo chiamano Rame, perché ha i capelli rossi e brillanti. «Dov’eri te quando il Ferdinando l’é andè al creatåur? Te lo ricordi dov’eri quando l’hanno ammazzato? Io sì che me lo ricordo. Mé a lavurèva in ufizéńna. È venuto il padrone a dircelo, el parùn, che l’aveva sentito da un suo cugino, giornalista al

Carlino.»
Moretti è Silvio, soldato semplice, 84° reggimento fanteria, brigata Venezia. Scava la terra secca per fare una trincea.

“Lo sai cos’è la trincea, Moretti?” gli hanno chie- sto appena arrivato al fronte. “La trincea è la tua tomba. Prima te la scavi e poi finisce che ci muori dentro. La tua umida tomba.” Lo dicono per mettere paura ai nuovi arrivati, ma non sono tanto lontani dalla verità.

 

La trincea è una specie di fossato, stretto e profondo un paio di metri, scavato nella terra e puntellato con assi di legno, ma anziché riempirlo d’acqua, come quelli che correvano un tempo intorno ai castelli, ci si mettono gli uomini. Nelle trincee si mangia, si dorme, ci si racconta la vita, tutti pigiati insieme. A volte si gioca a carte o a dadi, o si scrive una lettera. Più spesso si spara.

Si spara a soldati che stanno in altre trincee, uguali alla tua: i nemici. Nelle trincee, quando non si spara si pensa a casa, anche mentre si mangia, anche mentre si gioca ai dadi o alle carte. E qualche volta nelle trincee, quando nessuno bada a te, di notte, si piange.

«Dov’ero?» chiede Silvio.

«Sì, dov’eri? Te lo ricordi o no?» insiste Rame. «Il 28 giugno di tre anni fa. Sórbole, sono già passati tre anni!» Rame ha la parlantina facile, il contrario di Silvio.

Silvio solleva il viso; nonostante la giornata brumosa e fredda, gronda sudore per la fatica. Poi raddrizza la schiena poggiandosi il manico della van- ga sul petto.

Sì, sono passati tre anni, pensa.

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